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Sarà dissequestrata la cappelleria andata a fuoco

di Elisabetta Giorgi
Sarà dissequestrata la cappelleria andata a fuoco

Il pm ha tolto i sigilli al fondo e alla merce distrutti un mese fa

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GROSSETO. Un rogo ha distrutto, lo scorso 4 dicembre, lo storico negozio di cappelli in piazza Dante. Ora la Procura ha disposto il dissequestro del locale e di tutto il materiale (arredi e merce bruciata) che era finora posto sotto sigilli in un deposito cittadino.

Intanto l’esercizio è sempre chiuso, inagibile in via cautelativa: il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha imposto ai sei proprietari la sua messa in sicurezza. Procede infine la raccolta fondi a favore del titolare che, lanciata su una piattaforma web da una commerciante, al momento ha fruttato quasi 1000 euro; sono queste le principali novità che riguardano la cappelleria Cinali, adesso distrutta e della quale è stato titolare per decenni il 66enne Franco Francioli sotto ai portici di piazza Dante.

Il rogo

Il disastro è avvenuto il 4 dicembre (una domenica) poco prima di mezzogiorno, quando una gigantesca nuvola di fumo acre e densa ha avvolto piazza Dante. È stato lo stesso titolare della cappelleria Francioli, che era al lavoro all’interno del locale, ad accorgersi subito delle fiamme partite da una stufetta sotto al tavolo. Il locale era pieno di carta e stoffe; tutto è stato avvolto dal rogo in poco tempo. Corso subito fuori, il commerciante ha chiamato i vigili del fuoco ma le fiamme avevano già divorato merce e arredi. Per fortuna Francioli è rimasto illeso ma i danni sono stati rilevanti. Le fiamme sono state spente in poco tempo dai vigili del fuoco; sul posto anche le forze dell’ordine. Appena dopo il rogo il sostituto procuratore, Salvatore Ferraro, ha disposto che la cappelleria fosse posta sotto sequestro probatorio; provvedimento subito eseguito dai vigili del fuoco. Anche il materiale bruciato è stato posto sotto sigilli e trasferito nel deposito all’interno di un container nel sito del Comune in via Moncenisio, a Grosseto.

Il dissequestro

Ora il pm Salvatore Ferraro ha disposto il dissequestro. I legali di Franco Francioli, Irene Andolfi e Matteo Ronzini, spiegano di essere «in attesa del deposito della consulenza redatta dall’ingegner Andrea Guidetti», che è stato incaricato di far luce sulla dinamica dell’incendio e individuare eventuali condotte colpose. Il termine per il deposito della perizia del professionista è stato fissato per il mese di marzo. «Aspettiamo fiduciosi l’esito – spiega l’avvocato Andolfi – Siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria». Nel frattempo, nonostante l’immobile sia stato dissequestrato, permane la situazione di inagibilità per via di un provvedimento amministrativo del Comune.

L’ordinanza sindacale

Il sindaco Vivarelli Colonna, a metà dicembre, ha emanato un’ordinanza che impone ai proprietari delle unità immobiliari interessate dall’evento «di procedere immediatamente o comunque entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notifica dell’atto l’esecuzione dei lavori di ripristino delle originarie condizioni di sicurezza e stabilità delle zone interessate dall’incendio e dal dissesto che il caso richiede da parte di una ditta qualificata, al fine di eliminare il potenziale pericolo per la pubblica incolumità e sicurezza». Al momento, insomma, l’immobile è dissequestrato ai fini penali ma ancora interdetto e inagibile con ordinanza sindacale, finché i proprietari non lo metteranno in sicurezza.

Raccolta fondi

Poco dopo il rogo era partita una raccolta fondi sul web. A lanciarla era stata una commerciante che lavora poco fuori Grosseto. «In un fortuito incidente e in un attimo fatale il negozietto di quest’uomo è andato in fumo. Penso che una vita spesa a lavorare non possa e debba essere chiusa in modo così assurdo e così tramite la tecnologia e i social ho pensato che ci fosse la possibilità di far qualcosa, facendo leva sul buon cuore dei grossetani che è parte integrante della storia e del dna di questa città». La raccolta ha prodotto per il momento circa 1.000 euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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