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Monte Argentario, i piccoli pescatori denunciano le attività a strascico illegali

di Ivana Agostini
Monte Argentario, i piccoli pescatori denunciano le attività a strascico illegali

Operano entro 3 miglia dalla costa, segnalati in Capitaneria. Paolo Rossi (Flai Cgil): «Pratiche inaccettabili che distruggono l’ecosistema»

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MONTE ARGENTARIO.  I piccoli pescatori della zona sud partono all’attacco delle imbarcazioni che praticano la pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa. Si sono rivolti alla Capitaneria di Porto di porto Santo Stefano per denunciare la presenza di “colleghi” che pescano in maniera illegale.

Non solo. Attualmente in mare ci sarebbero 60mila barattoli per la pesca dei polpi. Un modo di pescare illegale e dannoso per il mare che si sta sempre più impoverendo. Quello che accade nel mare della zona sud è stato evidenziato dalla Flai Cgil di Grosseto che sostiene la protesta dei piccoli pescatori contro chi effettua la pesca a strascico illegale con l’utilizzo di catene di fronte alle coste della provincia. «Siamo schierati dalla loro parte – sottolinea il neosegretario Paolo Rossi – perché la pesca a strascico irregolare sotto costa e l’utilizzo eccessivo di materiale plastico per la pesca dei polpi sono pratiche inaccettabili, sia perché distruggono l'ecosistema marino, sia perché danneggiano chi pratica la pesca nel rispetto delle regole. Se questi abusi saranno documentati, pertanto, chiediamo di aumentare immediatamente i controlli per reprimerli duramente, ma anche per tutelare maggiormente i pescatori che esercitano l'attività con reti da posta e tramagli, ma anche i pescherecci che praticano la pesca a strascico nei termini previsti dalla legge. Categorie penalizzate duramente dalle imbarcazioni che illegalmente effettuano la pesca a strascico con reti appesantite che arano i fondali entro la fascia costiera di rispetto. È inoltre inconcepibile che i piccoli pescatori oltre a subire il danno economico a causa di una minore quantità di pescato vengano anche penalizzati patrimonialmente, con i passaggi a strascico che danneggiano reti e segnali di posizione. Costringendo i pescatori a perdere giorni di lavoro in attesa che i materiali siano riparati o sostituiti. Con il danno che si aggiunge alla beffa».

Chi pesca illegalmente, per aiutarsi, spegne uno strumento che, in realtà, dovrebbe essere tenuto sempre acceso, l’Ais, una sorta di gps che indica la posizione della barca. Molte zone sono prese di mira dai pescatori che praticano la pesca a strascico anche perché in quella zona non ci sono i dissuasori che da anni, Paolo Fanciulli, noto come il Paolo il Pescatore, sta proponendo come unico strumento per difendere il mare che per lui rappresenta uno dei tesori della zona sud.

Una battaglia, quella di Fanciulli, che non ha sosta proprio perché la pesca illegale a strascico è sempre dietro l’angolo anche se non consentita.

Fanciulli, per questo, è sempre alla ricerca di fondi per gettare in mare, come ha già fatto, blocchi di cemento o di marmo che impediscano la pesca a strascico.

L’appello dei piccoli pescatori è che le autorità competenti intervengano per punire chi viola la legge pescando a strascico.


 

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