Sotto l’albero ci sono le bollette choc, la protesta degli imprenditori: «Aumenti e tariffe ora fuori controllo»
Chi sceglie di chiudere per tre mesi e chi invece opta per più giorni di riposo a settimana
GROSSETO. Partiamo da un presupposto. Per una attività che mette nero su bianco un nodo, che fa emergere una problematica oramai, purtroppo, nota da mesi (e però ancora irrisolta) , chissà quante, in questo “retroterra” del fenomeno, sono alle prese con la medesima vicenda. Una vicenda fatta di bollette, quelle di luce-gas, duplicate (nell’ipotesi più rosea) triplicate e anche quadruplicate e più.
Nelle scorse ore, è arrivato il post social, sulla pagina Facebook, della pizzeria il Vignaccio, di via Faccendi, in località Tiro a segno. «Dalla prossima settimana comunichiamo con grande rabbia che per via del caro bollette il Vignaccio per il momento cambierà i giorni di apertura che saranno i seguenti. Aperti: venerdì, sabato, domenica e lunedì. Chiusi (eccezione su prenotazione effettuata con un giorno di anticipo minimo 6 persone) : martedì, mercoledì, giovedì. Siamo sicuri che capirete il disagio del momento e speriamo che tutto torni alla normalità», scrivono dal noto locale. Insomma, una turnazione ricalibrata per far fronte al caro-energia. «Con tre forni attivi, quattro frigoriferi, la macchina del caffè attrezzata da bar, quella del ghiaccio e il freezer spendevamo mensilmente in media sui 1100-1200 euro, tra luce e gas. Oggi, senza freezer e macchina del ghiaccio, con una macchina del caffè più ridotta, e soltanto un forno attivo ci arrivano bollette – tra luce e gas – di 3000 euro all’incirca. Più del doppio, ma se impiegassi gli stessi macchinari, se non avessi cominciato a intervenire sui consumi, con tutte le accortezze del caso (come le luci esterne del locale) quanto mi sarebbe arrivato da pagare? », si chiede Emanuele Caselli, titolare della pizzeria (sì, proprio quella che durante le settimane più dure della pandemia nella primavera 2020, regalava con le sue prelibatezze un sorriso al personale medico portando le teglie di pizza all’ospedale Misericordia) . «Già è stata dura per via del Covid per tutto il settore, ma adesso lo è ancora di più per varie ragioni: e noi siamo fortunati… Prima non facevamo neppure turni di chiusura, ora è una scelta pressoché obbligata. Resisteremo, come sempre, sperimentiamo questa nuova turnazione e vedremo cosa succederà nei prossimi mesi, però la situazione non affatto semplice», conclude il titolare.
A Follonica
In una mappa variegata, fatta di scelte e contesti diversi ovviamente, tra chi ricalibra i giorni di riposo e chi alla fine ha deciso per far fronte al caro bollette di fermarsi e chiudere per qualche mese il proprio esercizio commerciale. Come Riccardo Ardiccioni, titolare di uno dei ristoranti storici di Follonica come “La Lanterna” in via Matteotti che resterà chiuso dal 30 novembre al primo di marzo del 2023. Una scelta difficile e dolorosa per chi come Ardiccioni gestisce l’attività che la sua famiglia aveva messo su oltre sessanta anni fa e alla quale ha deciso di legare la propria vita lavorativa. Ma quest’ultimo periodo ha messo a dura prova i commercianti e così Riccardo ha fatto la sua scelta.
«Abbiamo deciso di fermarci per tre mesi – ci spiega – gli aumenti sopraggiunti in questi ultimi periodi, in primis quelli della bollette, ma anche delle materie prime non sono che l’ultimo atto di una situazione, quella delle partite iva già in grosse difficoltà da diversi anni, diciamo che è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso».
Gli ultimi mesi hanno sancito uno dei momenti più difficili del nostro paese, non solo per le attività commerciali, ma anche per le famiglie, costrette a sacrifici enormi per cercare di arrivare a fine mese, difficoltà che inevitabilmente si ripercuotono poi sui commercianti, obbligati a portare avanti le loro attività con costi ormai fuori controllo. «Non è stato facile prendere questa decisione – continua – è vero che non lavorando vengono meno gli incassi, ma è altrettanto vero che così facendo si limitano spese di gestione e costi dei dipendenti, limitando le uscite all’affitto dei locali e al minimo dei consumi. Questa pausa ci permetterà di riflettere e capire a bocce ferme se e come continuare a portare avanti il nostro lavoro e soprattutto cosa ci riserverà il futuro».
Una decisione netta, presa da parte di Riccardo Ardiccioni nonostante le festività natalizie siano ormai alle porte. «Fra meno di un mese è Natale questo è vero – conclude – un periodo in cui negli anni scorsi il lavoro non mancava, ma gli aumenti riguardano anche le famiglie e questo ne limiterà in modo consistente le uscite al ristorante, che rischiano davvero di essere fatte col contagocce».
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