La famiglia di agricoltori finita sul lastrico: «Aiutateci a trovare una casa»
Oggi sarà reso esecutivo lo sfratto per una famiglia che vive a Principina in un podere. «Non abbiamo superato la crisi, chiediamo solo un posto dove andare e un futuro»
PRINCIPINA. L’avvocato – Giovanni Livio Sammatrice – che li sta seguendo da tempo in questa vicenda delicata e – a questo punto – quasi annosa, lo premette subito: «Non c’è una unità abitativa pronta a ospitare sei persone, tra cui due minori», per questo – riflette – «confidiamo in una soluzione provvisoria, un rinvio dello sfratto che domattina (stamani, ndr) sarà esecutivo. Chiediamo un rinvio: dateci un nuovo termine congruo per trovare una soluzione, magari qualche agriturismo che durante il periodo invernale non lavora», propone. Ma procediamo con ordine, riepilogando la storia.
Siamo a Principina, in quei 53 ettari di terreno, composti anche da un bel podere e un capannone da 1. 600 metri quadrati, entrambi finiti di costruire nel 2004. Nel capannone si trovano anche l’ovile e i locali per la mungitura e la conservazione del latte. Poi il fienile e le pecore, in pochi mesi passate da 300 a un numero ormai ridotto.
Casa e azienda agricola che avevano trovato la traduzione dei sogni e del lavoro di Antonio Sanna (e della sua famiglia) , imprenditore agricolo sardo, ma ormai maremmano d’adozione: «Posso dire che l’abbiamo costruita con le nostre mani, poi prima del 2010 la crisi ha colpito duramente il settore agricolo e ne abbiamo risentito particolarmente, non riuscendo a estinguere un debito. Da lì è partito tutto: nella primavera del 2010, siamo arrivati al pignoramento dell’azienda agricola e della casa che fa parte dell’appezzamento», ripercorre le tappe della storia – di cui abbiamo scritto anche nei mesi scorsi – il capostipite della famiglia che ricalca il modello di quelle rurali di un tempo, con i figli al lavoro con i genitori nei campi e con gli animali. Sì, perché qui ci sono con lui e la moglie Lucia Pira, i tre figli (dei cinque) e i nipoti. «Stabilmente avrebbero bisogno di un alloggio sei persone, ma come dicevo nel Comune di Grosseto sembra non esserci un’unità immobiliare adatta a questa esigenza. I periti hanno valutato il complesso attorno ai 2,7 milioni di euro, poi nell’estate del 2019 si è arrivati all’aggiudicazione per poco più di 400mila euro dell’intero complesso», rimarca e riavvolge il nastro il legale alla vigilia dello sfratto.
«Abbiamo le valigie già pronte da mesi, con i mobili tutti avvolti all’ingresso: a dimostrazione che capiamo benissimo la situazione e non vogliamo fare del vittimismo: ma non abbiamo un’alternativa – aggiunge uno dei figli, Gianfranco Sanna – abbiamo voglia di ripartire, chiediamo un aiuto» .
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