Il Tirreno

Grosseto

A dieci anni dalla tragedia

Michele l’angelo del fango di Albinia. «Avevo 17 anni, così organizzammo gli aiuti»

di Ivana Agostini
Michele l’angelo del fango di Albinia. «Avevo 17 anni, così organizzammo gli aiuti»

All’epoca era uno studente di 17 anni e lanciò il messaggio su Facebook. Oggi fa l’allevatore: «Una tragedia da cui emerse autentica solidarietà»

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ALBINIA. Dieci anni dall’alluvione di Albinia che provocò sei vittime e danni per milioni di euro al territorio. Una ferita ancora aperta: e allora ecco il viaggio de Il Tirreno tra le voci, i protagonisti, i fatti di quei giorni.
«I fulmini che squarciavano il buio della notte e la pioggia, tanta, come non si era mai vista». Michele Fava, nel 2012, aveva 17 anni. Ricorda la notte fra l’11 e il 12 novembre così: in casa a guardare la televisione (si era da poco operato e altro non poteva fare) accompagnato dal rumore dei tuoni e del temporale. Un rumore dell’acqua che non dimenticherà mai. Sentiva che in quella pioggia c’era qualcosa di diverso. Un qualcosa che capirà solo dopo: quando il nero della notte avrebbe lasciato il posto alla luce del giorno. Quella mattina del 12 novembre, per Michele che abita al confine fra il Comune di Manciano e quello di Orbetello, nella zona del Cutignolo, sarebbe dovuta essere una mattina come tante: sveglia, colazione e scuola. «Mi alzai, mi vestii – ricorda a Il Tirreno – e mi feci accompagnare alla fermata del pullman per andare a scuola. La fermata si trova sulla strada regionale 74. Quando arrivammo in fondo alla strada di casa mia – aggiunge – ci rendemmo conto che era successo qualcosa. In giro iniziammo a vedere mezzi dei vigili del fuoco, mezzi anfibi che andavano verso il Quarto Albegna. Scoprimmo dopo che quel qualcosa si chiamava “alluvione”». All’inizio fu difficile capire cosa fare e cosa stava veramente accadendo. Il fiume Albegna aveva rotto l’argine al Quarto Albegna e l’acqua aveva invaso le case. La stessa acqua mista a fango che stava correndo verso l’Alberone, la zona dell’Aunti, la Fornace, il Guizone fino ad arrivare ad Albinia. Quell’acqua e quel fango che il rilevato della ferrovia non riuscirà a fermare. «Sinceramente fummo presi tutti un po’alla sprovvista e capire come poter aiutare non fu immediato. Poi ci si rese conto che c’era bisogno di tutto – racconta Michele – allora decidemmo di mettere un messaggio di aiuto su Facebook e misi il mio cellulare. Non avrei mai creduto che sarebbero arrivate così tante persone a dare una mano». “Serve aiuto fra Marsiliana e Barca del Grazi per le case isolate in mezzo al fango – c’era scritto in uno di questi annunci – servono cibo, luce, acqua, servono volontari, contattate Michele Fava”. Così un ragazzino di 17 anni si trovò a coordinare gli aiuti che arrivavano: persone, generi di prima necessità. «Non mi sarei mai immaginato di riuscirci: trovai un valido appoggio in Valeria Bruni, Andrea Teti che erano assessori a Manciano, in Lucia Biagi (ex sindaca di Capalbio) che si dettero molto da fare in quei giorni e in quelli successivi. Un grande aiuto mi arrivò anche da Marcello Stoppa. Decidemmo di fare la base operativa a Marsiliana. Arrivavano aiuti e persone e quindi andavano coordinate. Mandate dove ci fosse bisogno di aiuto per pulire le case e portare cibo a chi non aveva più nulla. Furono giorni molto intensi». Nonostante fosse un momento terribile per il territorio, Michele conserva ricordi bellissimi. «Fu un grande momento di aggregazione in cui con le altre persone che mi aiutarono mangiavamo e stavamo insieme. Un grande momento di solidarietà che dovrebbe esserci sempre e non solo quando si verificano delle tragedie. Ricordo le persone che avevano bisogno di farmaci e facevamo di tutto per portarli. Cercavamo di aiutare tutti per dare alle persone colpite lo stimolo per ripartire e per andare avanti». Gli alluvionati, persone disperate che avevano perso tutto: il fango aveva portato via anni di lavoro. Ma a mancare erano anche le piccole cose di ogni giorno, i ricordi, il bestiame ucciso, le galline nel pollaio. Scampoli di vita quotidiana spazzati via dalla furia dell’acqua. «Cercammo di dare una speranza, di fare tutto quello che potevamo – conclude – e fu bello vedere giovani under 30 collaborare per dare una mano. Nel brutto di quel momento questo mi dette tanta soddisfazione». Fu così che un ragazzino, che non aveva mai visto l’alluvione si ritrovò a essere protagonista in uno dei momenti più terribili vissuti della Maremma. Oggi Michele ha 27 anni, è sposato e fa l’allevatore.  l
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