Il Tirreno

Grosseto

Beni pubblici

Chiatta abbandonata. Uno spreco di soldi che dura da 18 anni

di Elisabetta Giorgi
La chiatta comprata dal Comune nel 2004 e da allora ferma in un campo privato a Marina di Alberese
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La chiatta comprata dal Comune nel 2004 e da allora ferma in un campo privato a Marina di Alberese

Il barcone fu comprato dal Comune per solcare l’Ombrone.  Mai in funzione, è fermo dal 2004 in un podere privato

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ALBERESE. Il barcone in ferro spunta in mezzo al campo di una proprietà privata, ad Alberese. Ce ne eravamo dimenticati, ma esiste ancora e lo si avvista dal cancello d’ingresso di un agriturismo. Il Comune di Grosseto l’ha “abbandonato” qua da 18 anni.

La chiatta fu comprata nel 2004 dall’ente pubblico per solcare le acque dell’Ombrone, ma essendo a motore non fu mai messa in acqua e mai funzionò, restando da allora comodamente “adagiata” in questo terreno privato, avvolta da erbacce e arbusti proliferati nel tempo.

Siamo a Rispescia, sulla strada Vecchia Aurelia, nel territorio del Parco regionale della Maremma a poche decine di metri dal ponte sull’Ombrone. Sorge qua il Podere Isonzo, antica casa colonica del 1800 ristrutturata in tempi recenti e che dal 1989 è diventata un piacevole agriturismo. L’azienda si estende su una superficie di 45 ettari, fiancheggiata dal fiume Ombrone; produce grano duro, girasoli e olio d’oliva. «Il mare dista appena 6 chilometri ed è facilmente raggiungibile in auto, moto, bicicletta (su pista ciclabile) o con i mezzi pubblici», recita il sito dell’azienda. Un ambiente bucolico immerso nella natura e che anche in questi giorni ha accolto frotte di turisti, attratti dalla bella stagione e dalla geografia ottimale. I dintorni sono “solcati” da ciclisti, pescatori in cerca di muggini nel fiume, escursionisti e amanti del trekking che raggiungono le sponde dell’Ombrone per godersi una bella giornata all’aria aperta. L’agriturismo offre ottimi alloggi e c’è una rete di calcio per svagarsi. Ma a pochi metri (proprio nel terreno privato) ecco “lei”, la chiatta del Comune.

Da tempo non se ne sentiva più parlare, la memoria si era un po’ persa; la verità è che dal 2004 il barcone è sempre stato nel campo privato di questo agriturismo, per gentile concessione dei titolari Claudio Gabellieri e sua moglie, che si sono tenuti la chiatta comunale “gratis” nel loro campo, per tutto questo tempo. Mai funzionante e mai ripresa, mai smaltita e mai demolita. Per l’ente pubblico una situazione di comodo, mentre per il proprietario dell’agriturismo, che da 18 anni si vede occupare il campo da un intruso, una sicura scomodità.

Appeso alla chiatta c’è sempre il telo dell’azienda costruttrice; intorno ci sono le frasche. «Ormai il barcone vuol diventare parte dell’arredo dell’agriturismo», ironizza qualcuno di passaggio sporgendosi dal cancello e indicando quel “coso” che si staglia laggiù in fondo come un pugno nell’occhio.

Per tutta l’estate (e per tante estati precedenti) i turisti si sono chiesti: «Ma che cos’è?». I proprietari del podere, moglie e marito che convivono con la carcassa da 18 anni, hanno pure provato a dare spiegazioni, ma non è stato facile.

Negli anni i titolari dell’agriturismo hanno chiesto più volte all’ente che la chiatta fosse tolta dalla loro proprietà; evidentemente senza successo. Il Comune la appoggiò qua perché la settimana dopo doveva esser calata nell’Ombrone, invece in acqua non scese mai. Era costata intorno ai 200mila euro.

Il Tirreno ha chiesto spiegazioni al Comune, il quale fa sapere che «c’è un contenzioso con la proprietà che detiene in deposito la chiatta. I legali del Comune e del privato si sono sentiti, per risolvere e portare a demolizione il tutto». Al Comune abbiamo chiesto anche quanto costerà l’operazione di smaltimento, dove sarà condotta e soprattutto “quando”, ma ancora non è dato saperlo proprio in quanto, dice l’ente, «c’è il contenzioso legale aperto».

 

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