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Nuovo allarme per i vignaioli: impossibile trovare le bottigli di vetro
Il vetro è quasi introvabile e, quando c’è, costa più del doppio rispetto a un anno fa. Pochi produttori e troppe speculazioni, aziende del vino in forti difficoltà
Il microcosmo del vino, ma non solo quello, è sull’orlo di una crisi di nervi. Perché, superato con tanta paura lo stress idrico che sin da primavera ha minacciato le vigne, il problema più recente è trovare e farsi consegnare in tempi ragionevoli il vetro per imbottigliare il nettare di Bacco, ovviamente a prezzi più che raddoppiati sul 2021. L’assillo dell’approvvigionamento colpisce tutti i produttori vitivinicoli e nella filiera c’è grande preoccupazione anche perché molti sono convinti che sul fenomeno incidano atteggiamenti speculativi delle vetrerie, quattro o cinque grandi produttori europei, uno dei quali ha diversi stabilimenti in Ucraina. Una tempesta perfetta, considerata anche l’impennata dei prezzi di tutti gli altri materiali utilizzati dagli imbottigliatori: carta (etichette), sughero (tappi) e plastica (capsule). Con una spirale inflazionistica alimentata dai costi energetici.
«Il problema non è recente e ormai persiste da un anno», spiega Sergio Bucci, direttore della cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano. «Le cose sono precipitate all’inizio dell’estate, quando era impossibile trovare sul mercato le bottiglie e farsele consegnare. Ad esempio, una "bordolese" base da 360 grammi è passata da 13 a 32 centesimi, con un aumento di 50 centesimi sul prezzo finito di una bottiglia di vino per il consumatore. Il vetro bianco, in particolare, che noi utilizziamo per imbottigliare i vini bianchi e i rosé, ha raggiunto prezzi da capogiro, con la "borgognotta" (bottiglia) che a luglio è passata da 21 a 45 centesimi. Mentre i vetri più pesanti per imbottigliare gli spumanti hanno prezzi folli. La nostra difficoltà, ovviamente, è che non possiamo scaricare questi e altri costi direttamente sui consumatori perché rischiamo di andare fuori mercato».
La cantina dei Vignaioli produce in media circa 5 milioni di bottiglie l’anno, perlopiù Morellino Docg ma anche Igt Toscano e Doc Maremma Toscana, con una grande varietà di tipologie. E per le bottiglie si approvvigiona da Saint Gobain e O-I (Owens Illinois), fra i maggiori produttori mondiali di vetro. «Il problema è duplice - aggiunge Bucci - il prezzo ma anche i tempi di consegna. Noi siamo anche un cliente affidabile finanziariamente, e quindi privilegiato, ma abbiamo avuto lo stesso problemi e soprattutto non abbiamo certezze per il futuro rispetto alla programmazione. Per fortuna la bottiglia del Roggiano Docg ha un formato disegnato in esclusiva per noi: a dicembre scorso ne abbiamo ordinati un milione e mezzo di pezzi riuscendo a risparmiare sui successivi aumenti. Quest’anno, per ora, ne abbiamo ordinato solo mezzo milione, sperando che il prezzo del vetro si abbassi».
«L’approvvigionamento di "materiale secco" (così si chiama il vetro nel mondo del vino) è un problema di tutti - spiega Francesco Mazzei, presidente del Consorzio tutela Doc Maremma - perché è difficile da reperire, costoso e con tempi di consegna dilatati. Ma soprattutto ci sono modifiche continue di listino, frutto di fenomeni speculativi delle vetrerie. Quello del vetro è un mercato a elevata concentrazione, con pochi grandi produttori come Zignago o Saint Gobain, e un certo numero di piccoli produttori che lavorano su formati speciali. L’incremento medio dei costi è del 50 per cento, ma al costo della bottiglia si aggiungono quelli di cartoni, etichette, sughero e capsule. Con un trend speculativo che è iniziato lo scorso anno».
Molto meglio è andata all’azienda Sassoregale di Campagnatico, che, insieme alla consorella chiantigiana Lamole di Lamole fa parte del gruppo Santa Caterina della famiglia Marzotto. «Noi facciamo circa 330mila bottiglie all’anno di Doc Maremma Toscana e altre 250mila di Chianti Classico - spiega il direttore tecnico Andrea Daldin - i problemi hanno cominciato a manifestarsi sin da febbraio, perché in Ucraina si producono molte bottiglie e vasetti per le conserve alimentari. Finora ci siamo salvati perché la famiglia Marzotto è proprietaria della vetreria Zignago, per cui eravamo avvertiti dei rischi del settore e a suo tempo abbiamo ordinato un milione di bottiglie. Così oggi abbiamo magazzino per almeno 8 o 9 mesi. Ma tutto il settore sta risentendo pesantemente della situazione».
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