Il Tirreno

Grosseto

Addio all’infermiere Stefanelli. Salvò il figlio rimasto ustionato: «Per noi è stato un angelo»

di Ivana Agostini
Alfredo Stefanelli aveva 74 anni e ha lavorato come infermiere al Pronto Soccorso dell’ospedale di Orbetello
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Alfredo Stefanelli aveva 74 anni e ha lavorato come infermiere al Pronto Soccorso dell’ospedale di Orbetello

Orbetello, è morto a 74 anni, e si dedicò al ragazzo con 30 per cento del corpo ustionato

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ORBETELLO. «Per la nostra famiglia mio padre era un angelo. Un supereroe. Un uomo che ha fatto moltissimo per noi e per chi gli chiedeva aiuto». Sono le parole con cui Raul Stefanelli descrive suo padre, Alfredo Stefanelli, morto ieri per un male incurabile.

La sua scomparsa ha colpito profondamente due comunità, quella neghellese e quella orbetellana. Stefanelli aveva 74 anni e fino al 2004 aveva lavorato come infermiere professionale al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello. «Mio padre – racconta Raul – amava moltissimo il suo lavoro. Era entrato in ospedale facendo le pulizie e poi era diventato infermiere professionale. Faceva il suo mestiere con amore e dedizione. Per lui era una vera vocazione. Ha sempre cercato di migliorare facendo corsi. Aveva conseguito un master per la cura dei grandi ustionati e questo gli aveva permesso di salvare mio fratello che, per un incidente sul lavoro, riportò ustioni sul 30 per cento del corpo. Lui lo curò tanto che oggi mio fratello di quell’incidente non porta un solo segno. Era davvero un uomo speciale. Un vero angelo. Anche quando ha smesso il suo lavoro non si è mai sottratto a una richiesta d’aiuto da parte di chi aveva bisogno di lui».

Alfredo Stefanelli aveva mille interessi.

«Aveva 74 anni ma portati come un ragazzo – aggiunge il figlio – andava a caccia, aveva l’orto, gli ulivi, i cani e fino a che non ha avuto problemi di pressione andava anche in palestra. Quando ha dovuto rallentare con gli allenamenti ha iniziato a fare le camminate. Fermo non sapeva stare. Con la pensione lo vedevamo ancora meno di quando era al lavoro perché aveva sempre qualcosa da fare». Ha trasmesso ai figli l’amore per il mare. Lui che amava le immersioni e da giovane aveva lavorato anche sul peschereccio del padre.

Era un neghellese doc e teneva particolarmente alle sue origini.

«Amava le cose giuste e non esitava a battersi contro le ingiustizie – lo ricorda Luciano Mattarelli – se gli chiedevi una cosa non facevi in tempo a finire la frase che si era già reso disponibile. Una persona onesta e leale. Un uomo combattivo e coraggioso. È stato un grande professionista della sanità. Il suo lavoro lo sentiva dentro».

I funerali sono fissati per domani alle 10 in Duomo.

«Aspettiamo tutti coloro che vogliono salutare babbo – conclude Raul – Noi saremo lì ad aspettarli».

 

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