Italia
Venator tira dritto sull’area disposal. Va avanti la procedura per la Via
Monni: «Sui gessi rossi la nostra linea resta la stessa. Solo in discarica, no ripristino»
SCARLINO. La procedura per il recupero ambientale dell’area “disposal” a piede di fabbrica avviata a febbraio da Venator Italy procede a piccoli passi, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Dopo mesi di parole forti fra la Regione e la multinazionale con sede a Wynyard (Inghilterra), infatti, il procedimento di verifica di assoggettabilità alla Via relativo al progetto “di sistemazione morfologica e ripristino ambientale di una porzione dell’area disposal” riprende il proprio iter. Con la pubblicazione di una serie di pareri – Ausl, Settori rifiuti, natura, forestazione e paesaggio, Genio civile e Provincia di Grosseto – sulle pagine web del Settore Vas-Via della Regione.
Si tratta di un primo gruppo di pareri sulle integrazioni al progetto di ripristino ambientale consegnate da Venator alla Regione nello scorso settembre, in seguito alla richiesta fatta da quest'ultima il 1° luglio scorso. Riassumendo, nelle more del futuro determinante parere che darà l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat), e dei risultati del confronto tra i periti di Venator e della Dda di Firenze sulle contestazioni relative alla ex cava di Montioni (Follonica), l’analisi del progetto per lo stoccaggio dei gessi rossi nell’area disposal a piede di fabbrica può andare avanti. La decisione è tutt'altro che presa, insomma, ma almeno il confronto di merito sul ripristino ambientale comincia a produrre qualche risultato. Giova ricordare che l’area disposal, e quella Solmine del cosiddetto “panettone” di ceneri di pirite, sono funzionali nell'ottica di Venator a collocare una certa quantità dei gessi rossi per dare continuità produttiva allo stabilimento del Casone di Scarlino.
In attesa di presentare e vedersi auspicabilmente approvare il progetto per l’utilizzo della ex cava Vallina di Filare di Gavorrano come discarica per accogliere i gessi residui dei processi industriali di riduzione dei materiali. Procedura che secondo le valutazioni della stessa azienda richiederà almeno tre anni di tempo.
Infine, proprio ieri all’Associazione industriali di Grosseto, tra azienda e sindacati si è tenuto il secondo round della trattativa sulla preannunciata riduzione del personale da parte di Venator. Venendo al merito della procedura. Le conclusioni del parere del Settore rifiuti della Regione – “fatte salve le valutazioni che farà Arpat e le eventuali osservazioni nel procedimento o risultati del procedimento di diffida aperto per il sito di Montioni sui valori di cessione e sul gesso tal quale di Cromo VI e del Cobalto, e con riferimento anche al superamento dei limiti Csc di Cromo totale e Vanadio” - rinvia all’esito del procedimento “la verifica di cui al sopra citato art. 298-bis comma 6-bis del D.Lgs. 152/06 ai fini della definizione dei requisiti di ammissibilità del gesso al recupero ambientale”. Mentre per agli altri aspetti evidenziati nelle valutazioni istruttorie “si ritiene che gli stessi possano essere approfonditi e valutati nel merito nella successiva fase autorizzativa”.
«Gli atti pubblicati dal settore Via-Vas della Regione – sottolinea l'assessore regionale all’ambiente Monia Monni – attengono alla procedura tecnico amministrativa, sulla quale non ho competenze a pronunciarmi. La nostra posizione rimane la stessa dal luglio di due anni fa, quando comunicammo a Venator che a parere dei nostri uffici i gessi possono essere utilizzati solo nell’ambito di una discarica, e non come materiale per ripristini ambientali. Chiedendo all’azienda di lavorare contemporaneamente sull’essiccamento dei gessi per ridurne il volume con l’impianto proposto da Ferro Duo, e sulla riconcentrazione dell’acido, per ridurne le quantità. Nell’ultima riunione del 22 settembre abbiamo messo a disposizione tutto l’apparato tecnico della Regione e di Arpat per un confronto di merito, offrendo la massima collaborazione sul piano tecnico e politico. Tuttavia, vedo che si continua a proporre per l’area disposal un progetto di ripristino e non lo stoccaggio in discarica. In contemporanea seguiamo con preoccupazione l’evolversi della vertenza aperta da Venator per ridurre i posti di lavoro, nonostante avessimo chiesto di considerare la loro salvaguardia come un investimento in vista delle soluzioni temporanee e definitive che, ribadisco, devono prevedere un trattamento del rifiuto in discarica. Mi pare che da parte di Venator non ci sia a oggi uno sforzo corrispondente alla disponibilità completa che abbiamo dato. Compatibilmente con il rispetto della legge e dei parametri di tutela ambientale». Seguiranno molti altri capitoli.
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