Il Tirreno

Grosseto

Piazza Tripoli

Piazza Tripoli Chiosco addio? «Così ora sogniamo il restyling»

di Massimiliano Frascino
Piazza Tripoli Chiosco addio? «Così ora sogniamo il restyling»

Dopo la sentenza del Tar che chiude un contenzioso di sette anni con l’edicola l’associazione di “Amici” tra residenti e commercianti esulta: «Stop al degrado»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Tirano un sospiro di sollievo gli Amici di piazza Tripoli, l’associazione che riunisce una cinquantina fra residenti e commercianti che vivono o operano nei dintorni della piccola piazza delimitata dalle vie Porciatti, Tripoli e Derna. Hanno infatti accolto con favore la notizia data dal Tirreno che il Tar della Toscana ha dato ragione al Comune di Grosseto rispetto al contenzioso con il proprietario del chiosco che ospitava l’edicola, chiuso e abbandonato dal 2015. L’aspettativa a questo punto e che il chiosco venga rimosso e si proceda a una sistemazione dell’area, conferendole un maggiore decoro. L’architetto Giuseppe Chigiotti, ex presidente del sodalizio, è stato fra coloro che più si sono battuti per chiedere al Comune di affrontare e risolvere l’annosa questione. «La sentenza del Tar della Toscana che dà ragione al Comune di Grosseto è davvero una buona notizia. Ora ci sono finalmente le condizioni per rimuovere il manufatto e dare una nuova configurazione alla piazzetta. L’auspicio è che è l’amministrazione comunale coinvolga i residenti e i commercianti nella logica dell’urbanistica partecipata. Piazzetta Tripoli ha una storia particolare: lì non avrebbe dovuto esserci quello spazio aperto, perché originariamente il piano urbanistico di inizio ’900 vi prevedeva un palazzo che avrebbe dovuto concludere in chiave prospettica la striscia di edifici che dà su via Porciatti. Poi il palazzo non fu mai realizzato e rimase il vuoto urbanistico trasformato nell’attuale piazzetta. Fra l’altro si tratta di una proprietà comunitaria fra le famiglie che possedevano i terreni, che nel corso degli anni è diventata di uso pubblico. C’è una sentenza degli anni ’70 che ricostruisce l’intera vicenda».

Una “proprietà comunitaria”, ai sensi dell’articolo 1100 del Codice civile, significa che più individui possono essere titolari di diversi diritti di sfruttamento e disposizione del medesimo terreno. Diritti individuali e collettivi formano quindi un’unica realtà giuridica e sociale: quella, appunto, comunitaria. In questo caso quello spazio apparterrebbe ad alcune vecchie famiglie grossetane, fra le quali Sgherri, Capitani e Zaccherotti. Poi piazza Tripoli, col passare dei decenni, è stata di fatto gestita dal Comune destinandola a un uso pubblico. E in teoria oggi l’Amministrazione potrebbe intraprendere un’azione di acquisizione al proprio patrimonio per usucapione. Massimo Nardi, titolare della “Casa della Plastica” di via Oberdan, è stato da poco riconfermato segretario dell’associazione Amici di piazza Tripoli.

«Proprio stamani (ieri per chi legge, ndr) – dice – commentavamo con alcuni residenti e commercianti la novità pubblicata dal Tirreno. Purtroppo, negli ultimi due anni il Covid ci ha impedito riunirci in presenza con l’associazione, ma siamo tutti molto contenti e la riqualificazione sarebbe un vero e proprio jackpot. Ammesso e non concesso che l’edicola venga rimossa, bisognerà vedere come sistemare l'area, dal momento che molti lamentano la presenza di topi e di scarichi sotto il chiosco. Una toppa d’asfalto non sarebbe la migliore soluzione, speriamo che il Comune ci coinvolga».

Il Cafè Paradise, all'incrocio tra via Tripoli e via Derna, ha i tavolini affacciati sullo slargo. «Mi auguro il vecchio chiosco sia smantellato, perché è chiuso da otto anni», dice il titolare Lorenzo Mazzini. «E speriamo in un recupero della piazza, magari con spazi per tavolini all’aperto e nuove attività, mantenendo però lo stallo per il mercato settimanale. Potrebbe anche essere sistemata in modo più decoroso la fermata dell’autobus, molto frequentata sia dagli studenti che dai viaggiatori delle linee che raggiungono Siena e Firenze».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani