Il presidio
Bimba esclusa dall’istituto della sorella. «Noi genitori non sappiamo come fare»
Alle Mascagni sono tre gli alunni rimasti fuori dalle graduatorie per l’iscrizione
GROSSETO. Divisa scolastica, zaino in spalla e un sorriso sdentato dipinto in volto. Le due sorelline si prendono per mano ed escono di casa, pronte per affrontare il loro primo giorno di scuola. Ma il sorriso scompare quando mamma e babbo comunicano loro che non andranno insieme, perché la più piccola non è stata accettata nella stessa scuola.
La più grande, otto anni, oggi inizia la terza elementare nell’istituto del comprensivo 1 di via Mascagni. Nella stessa scuola i genitori avevano iscritto anche la minore, di sei anni, che però non è rientrata in graduatoria e così è stata “trasferita” alle elementari di via Scansanese.
Oltre al dispiacere delle bambine, che si vedono separate per la prima volta in vita loro, si aggiungono anche grandi problemi logistici per i genitori: in via Mascagni, infatti, l’orario è a tempo pieno, tutti i giorni dalle 8 alle 16, mentre in via Scansanese è dalle 8 alle 13, dal lunedì al sabato.
«È una situazione clamorosa. Da che è mondo è mondo fratelli e sorelle vanno a scuola insieme, anche per facilitare la vita dei genitori», dice la mamma. La famiglia, inoltre, abita in campagna, in una piccola frazione del Comune di Grosseto. «Se faccio richiesta che mia figlia venga iscritta in una scuola in cui c’è il tempo pieno è perché ne ho la necessità – dice il babbo – Io lavoro. Come facciamo adesso a gestire due bambine che entrano ed escono da due scuole diverse a orari diversi?».
La mamma, invece, ha smesso di lavorare quando sono nate le piccole. In questi anni ha cercato un impiego, ma molte opportunità sono saltate perché dividersi tra carriera e maternità è molto difficile, specialmente se non si può contare sull’aiuto di nessuno. E la pandemia, con i lunghi periodi di didattica a distanza, non ha certo facilitato le cose.
«Adesso che entrambe frequentano le elementari sarei voluta tornare a lavorare a tempo pieno. Ma come faccio? A chi la lascio la piccola dalle 13 in poi? Siamo soli, non abbiamo parenti che ci possano aiutare», continua la donna. La soluzione, in pratica, è il sacrificio quotidiano dei genitori. «In Italia ci si lamenta che non nascono più bambini – dice la donna – Ma, alla fine, chi decide di non fare figli è da capire, perché le famiglie non vengono aiutate in niente».
A causare questo piccolo-grande inconveniente è il sistema che si basa sulla graduatoria: dopo le iscrizioni viene stilata un elenco basato su parametri specifici in cui vengono inseriti i bambini con i punteggi più alti, in base al numero di alunni che possono essere ammessi quell’anno. I criteri su cui si basa la graduatoria sono, tra gli altri, che l’alunno sia diversamente abile, che l’alunno provenga da una scuola parte dell’Ic 1, che risieda nello stradario di competenza dell’Ic 1 e (al punto 6), che l’alunno abbia una sorella o un fratello nello stesso plesso o istituto.
«Ho contattato la dirigente scolastica, ma ci è stato risposto che non si può fare niente perché questa è la legge», dice il padre. «La grande è stata ammessa perché è entrata nell’anno in cui sono state fatte tre sezioni. Riusciamo a farle ogni cinque anni, dal momento che non abbiamo aule a sufficienza», spiega la dirigente Barbara Bernardini.
Quest’anno, infatti, ci sono due classi prime da 24 bambini ciascuna.
«Non possiamo farle più numerose, perché ci sono particolari situazioni che ce lo impediscono», continua Bernardini. I genitori delle bambine hanno chiesto aiuto anche all’assessora all’istruzione Angela Amante che, avendo parlato con la preside, ha dovuto dare alla famiglia la brutta notizia: «Le iscrizioni sono annualmente disciplinate da una circolare ministeriale – dice – Una volta presentata la domanda di iscrizione, la scuola analizza le richieste sulla base di regole e criteri di precedenza deliberati dal consiglio di Istituto».
E questi criteri hanno stabilito che la piccola non potrà frequentare la prima elementare nella scuola di via Mascagni. «Purtroppo, non possiamo accettare tutti. Ci piacerebbe, perché ciò significherebbe che abbiamo aule più grandi, più insegnanti e, in generale, maggiori possibilità. Ma non è così, e ci dispiace molto, ma non possiamo farci niente. Basti pensare che lo scorso anno è capitata la stessa cosa anche alla figlia di una persona che lavora in questa scuola», dice ancora la preside.
Quest’anno sono tre i bimbi che non sono riusciti a entrare nella scuola di via Mascagni. Tutti con situazioni simili e per i quali il primo giorno di scuola non sarà dei migliori.
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