Maremma inflazione record, il cibo costa il 10% in più
Ciani, Confartigianato: l’obiettivo è non gravare sui clienti finali
GROSSETO. Riuscire ad arrivare a fine mese sta diventando sempre più difficile per milioni di italiani, e anche nel capoluogo maremmano la situazione non è certo delle migliori.
Grosseto si attesta seconda tra le città toscane che registrano il più alto indice generale d’inflazione, seconda solo a Firenze e a pari merito – per così dire – con Arezzo. Secondo la classifica dell’Unione nazionale consumatori, stilata elaborando i dati Istat relativi al mese scorso, Grosseto è dodicesima per quanto riguarda l’aumento dell’energia elettrica, gas e altri combustibili, registrando un +63,2 per cento. Venticinquesima posizione, invece, per quanto riguarda l’aumento dei costi per i prodotti alimentari e di bevande analcoliche: in questo caso l’inflazione si attesta al 10, 8 per cento.
«Il forte aumento delle materie prime non ha avuto un forte impatto, in generale, sul costo finale per il cliente», dice il segretario generale di Confartigianato Grosseto, Mauro Ciani, e parla di una «politica di crescita economica» che riguarda soprattutto il settore del balneare e della ristorazione: «Il settore è ripartito dopo due anni e sta cercando di recuperare, contribuendo anche alla crescita del Pil. Le imprese cercano di non riversare l’aumento dei costi sui consumatori finali per non bloccare il settore stesso», continua Ciani.
«Se la capacità di investimento delle famiglie viene assorbita dai costi fissi, come energia, e casa, inevitabilmente si contrae l’investimento per tutti gli altri beni», dice Giovanni Caso, presidente provinciale Confesercenti. Crescono i prezzi di bollette e settore alimentare, cresce il costo della vita, cresce la spesa media delle famiglie, e di contro diminuisce il potere d’acquisto: «Il buon andamento della stagione turistica consente alle imprese di sostenere i maggiori costi, mentre i risparmi delle famiglie, cresciuti nel periodo della pandemia, hanno aiutato a far fronte agli aumenti», continua. Aziende e imprese stanno facendo tutto il possibile per non aumentare i prezzi dei loro prodotti o dei loro servizi, e quindi per non gravare sui consumatori finali.
«Le imprese stanno subendo l’inflazione e inevitabilmente la stanno facendo riflettere sul costo dei loro servizi e prodotti, ma soltanto in parte. Quanto basta per non andare in perdita», dice Gabriella Orlando, direttrice di Confcommercio Grosseto. Secondo quanto rilevato dall’associazione, tra le imprese del territorio ci sarebbero aumenti disomogenei. «Talvolta gli aumenti sono irrisori, da non poter neanche essere considerati come tali. In altre imprese, invece sono più consistenti – continua Orlando – Bisogna anche tenere conto del fatto che per molte aziende sono aumentati anche i costi del personale: non riscendo a trovarne, in molti casi hanno offerto stipendi più alti rispetto al contratto».
La provincia di Grosseto, inoltre, è “costellata” di seconde case; contestualmente, però, ci sono pochi alberghi, per la maggior parte di fascia alta e con costi abbastanza alti. Sempre secondo i dati elaborati dall’Unione, dal luglio dello scorso anno i servizi di alloggio a Grosseto sono aumentati dell’11, 7 per cento. L’inflazione colpisce anche i servizi di ristorazione. Grosseto è cinquantaquattresima in classifica, con un aumento annuo di quattro punti percentuali. Anche il mondo dell’artigianato risente di questi aumenti clamorosi.
«L’aumento del costo dell’energia è uno di quelli che incide in misura maggiore – dice Anna Rita Bramerini, direttrice di Cna Grosseto – Alcune aziende hanno visto le bollette quadruplicare, costringendole quasi a sospendere la produzione. L’aumento dei costi dei beni di prima necessità incide sui consumatori finali, e quindi sul bilancio di tante famiglie. Basta pensare che tantissime imprese stanno proponendo preventivi a 24 ore, non fissi, così da far fronte ai continui aumenti». Secondo Orlando bisogna stare molto attenti quando si parla d’inflazione: «Se viene percepita ancora più alta di quanto non sia effettivamente si rischia di ridurre ulteriormente i consumi e di scatenare la cosiddetta “Tempesta perfetta”».
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