Il Tirreno

Grosseto

Vicolini: «Non sono stato io ad appiccare quegli incendi»

di Nicole Terribile
Uno degli incendi dell’estate 2016, in particolare l’immagine si riferisce a un rogo avvenuto a Castiglione della Pescaia
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Uno degli incendi dell’estate 2016, in particolare l’immagine si riferisce a un rogo avvenuto a Castiglione della Pescaia

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GROSSETO. «Non ho appiccato io quegli incendi. Forse ho fatto arrabbiare qualcuno che si è voluto vendicare». Risponde con attenzione a tutte le domande che gli vengono poste. Ha lo sguardo concentrato, perché sa che «ogni parola che dirà potrà essere usata contro di lui». Maurizio Vicolini, camionista oggi in pensione, è imputato di aver appiccato 50 incendi tra Marina, Castiglione della Pescaia e Roccamare. Roghi che hanno devastato la costa maremmana nell’estate del 2016 e del 2017. Lui continua a sostenere la sua innocenza. «Ho moglie e un figlio che adesso ha 24 anni. Per quale motivo mi sarei dovuto rovinare la vita? », dice guardando negli occhi il presidente del collegio Adolfo Di Zenzo (con Laura Previti e Ludovica Monachesi). Il suo avvocato, Luigi Fornaciari Chittoni di La Spezia, gli domanda per quale motivo non abbia mai richiesto di patteggiare: «Sono innocente. Perché dovrei farlo? ». Ma più si va avanti più lo sguardo di Vicolini si fa sempre più basso. L’esame dell’imputato fila tutt’altro che liscio: l’avvocato difensore presenta una sorta di scatola nera del camion in cui sono riportati gli orari di partenza, il tempo e la velocità del camion guidato da Vicolini nei giorni degli incendi. L’uomo è stato per otto anni dipendente di una ditta che si occupava di trasporto di materiale legnoso. Se una delle 15 ditte che seguiva lo chiamava, lui partiva per andare a ritirare o a scaricare qualcosa. «Forse sono andato in ritardo da qualcuno e si è voluto vendicare», ripete.
È andato in pensione a settembre dello scorso anno, dopo che il suo mezzo è andato in fiamme. L’avvocato consegna una copia dei fogli all’imputato e gli chiede di leggerli, una pagina dopo l’altra. «Il 3 agosto 2017 sono partito da Istia d’Ombrone, poi ho fatto un carico a Gavorrano, mi sembra. No, prima sono andato a Roccamare». «Scusi, come fa a dire che ha fatto quel giro? C’è scritto? », domanda il presidente del collegio. Nei documenti presentati da Fornaciari non è elencata la strada fatta da Vicolini, ma solo delle linee che indicano quanto è durato il viaggio e la velocità, sulla base delle quali il camionista stava ricostruendo il percorso fatto. Ma a distanza di cinque-sei anni la memoria gioca qualche scherzo. «Passava per l’Aurelia? », domanda ancora il presidente. «No, non passavo mai di lì. Il camion era vecchio e non mi fidavo. Se si fosse fermato lì in mezzo…».
A innescare gli incendi sarebbero stati dei mozziconi di sigaretta: ne sono stati ritrovati due, uno era stato infilato in un bullone, mentre nell’altro mozzicone era stato praticato un foro e c’era stato inserito un fiammifero. Sui mozziconi sono state ritrovare tracce di dna del 63enne. L’avvocato ha richiesto un’altra perizia per capire se quell’innesco ha generato un incendio, che però non è stata ritenuta necessaria dal collegio. «Abbiamo già svolto gli accertamenti, e il fatto che abbiamo trovato l’innesco significa che quella volta non ha funzionato», replica il pm Salvatore Ferraro. Perché, e si vede dalle telecamere, in una circostanza ha invaso la corsia opposta e poco dopo lì è nato un incendio? «A volte si può perdere il controllo del camion, tutto qui» è la risposta al pm.
Durante l’esame si è parlato molto delle sigarette che avrebbero causato gli incendi: «Fumavo dalle 20 alle 40 sigarette al giorno – racconta Vicolini – Le buttavo nel posacenere, poi quando era pieno le spegnevo e le buttavo dal finestrino. Oppure quando ero nel rimorchio mettevo un po’ di saliva nella mano e le spegnevo così. Non ho mai gettato una sigaretta accesa a terra. A volte le lasciavo nella pedalina per salire». Ma viene contraddetto dal pm: «Lei aveva detto ai carabinieri che era possibile che qualche sigaretta che aveva lasciato accesa poteva essere volata fuori dal finestrino mentre viaggiava».
E intanto Vicolini si fa sempre più cupo. «Il camion era sempre aperto, anche quando era nel deposito, e a volte c’erano anche altre persone con me. Chiunque avrebbe potuto prendere le mie sigarette», si difende. A ottobre discussione e sentenza.
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