Eddie infiamma 70mila persone. «Porto Ercole ispirò una canzone»
Il frontman dei Pearl Jam a Imola: quanta libertà tra le curve dell’Argentario
MONTE ARGENTARIO Un po’ di Porto Ercole al concerto dei Pearl Jam. La musica unisce tutto il mondo e può succedere di sentire Eddie Vedder – frontman della celebre band di Seattle formatasi negli anni’90 e tra le capostipiti del grunge insieme a Nirvana, Soundgarden e Alice in Chains – citare il paese argentarino di fronte ai 70mila spettatori di Imola.
Durante il mega concerto che la band ha tenuto all’autodromo Enzo e Dino Ferrari sabato sera, tra una canzone e l’altra il leader del gruppo ha raccontato brevemente di un tragitto in macchina tra la Capitale e il promontorio. «Ho fatto un viaggio tra Roma e Porto Ercole qualche anno fa, in auto insieme ad alcuni amici ascoltando i Pixies che oggi suonano con noi. Ho provato una grande sensazione di libertà che mi ha ispirato per scrivere una delle mie canzoni», ha detto in inglese il buon Eddie.
«È stato un grandissimo concerto – racconta Francesco Capitoni, musicista di Castiglione della Pescaia della band Athrox, presente sabato assieme all’amica Selene Billi – Vedder ha raccontato di quanto ami la Toscana, citando un aneddoto di lui che viaggiava a Porto Ercole mentre ascoltava i Pixies, che tra l’altro gli hanno aperto il concerto. Un racconto che ha utilizzato per ringraziarli della loro presenza. La serata è stata spettacolare ed Eddie ha espresso tutto il suo amore per l’Italia. Praticamente non faceva altro che dire che gli sembrava un sogno essere qua». Parole di amore che lui, in questo caso, ha provato a pronunciare sforzandosi in un italiano maccheronico mentre leggeva sul suo foglio, tra le risate e l’acclamazione del pubblico a ogni inceppamento linguistico. «Durante il Covid sognavo l’Italia, mi sembrava tutto irreale. Quando mi svegliavo ero triste. Quindi vi chiedo: è reale? Sono qui? Voi ci siete? Il sogno si avvera», prima di intonare un altro pezzo. Così, tra una Alive, una Even Flow e una Black, la serata di Imola è stata e sarà forse una delle più intense dell’estate della ripartenza, manifestata da Vedder con le sue parole. Così come un amore manifesto è quello di Eddie per l’Italia e per Porto Ercole, paese in cui è stato qualche anno fa ma che ancora, a quanto pare, rimane nei suoi pensieri. L’amore per l’Italia e per Porto Ercole pare comunque una costante in molti altri artisti internazionali che hanno fatto tappa sul promontorio. Nota è la storia di quando David Bowie scese dalla barca per prendere un caffè al Baretto. O dei tanti che hanno soggiornato dal lussuoso Pellicano in località Sbarcatello. Tra le più recenti, la star del pop Dua Lipa nell’estate del 2020, mentre rimanendo in tema rock in molti si ricordano del compleanno del chitarrista degli U2 The Edge nel 2011, con ospiti di eccezione come Bono Vox e Michael Stipe dei rem. Una pratica che piace certamente ai musicisti nati e cresciuti a Porto Ercole, come Filippo Sabatini. «Mi fa molto piacere che i Pearl Jam abbiano fatto questa citazione, è una bellissima notizia – racconta il polistrumentista portercolese – Il punto di interesse è certamente quello del Pellicano, in molti sono stati lì. Ricordo Stipe e Bono Vox nel 2011 e molti altri artisti, ma anche David Gilmour nei primi anni 2000. Senza dimenticare gli anni’70, quando i Deep Purple fecero una jam al Pellicano. Tutte belle pubblicità per il paese, purtroppo in contrapposizione con l’attuale situazione musicale all’Argentario: per le giovani band sono poche le chances di suonare. I gruppi sanno scomparendo. Ed è una cosa molto triste». l
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