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BRACCAGNI 

Le ultime rime al Papa di “Beppe della Coop” prima di spegnersi

Maurizio Caldarelli
Le ultime rime al Papa di “Beppe della Coop” prima di spegnersi

Giuseppe Caloni avrebbe compiuto 91 anni a settembre: «Voleva leggere agli amici le sue poesie per il 1° maggio»

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BRACCAGNI. Nei giorni scorsi Braccagni ha dato l’ultimo saluto a Giuseppe Caloni, 90 anni, il “Beppe della Coop” come veniva chiamato in quello che era ormai il suo paese, dove – nato a Sinalunga – era arrivato da giovanissimo.

Memoria storica della frazione, conosciuto per aver trascorso la sua vita lavorativa tra il Molino del Massimi e la Coop di Braccagni, ma anche per le sue poesie in rima, Caloni ha lasciato un ultimo ricordo ai compaesani, una “lettera a papa Francesco” scritta qualche giorno prima di morire.

È stata la figlia Stefania Caloni, restauratrice della cooperativa Atlante, a farla recapitare dopo la morte del padre, all’amico Roberto Fidanzi, su volere del padre, e al Gruppo tradizioni popolari Silvestro Galli affinché la rendessero pubblica.

Beppe Caloni ha voluto lasciare una sua testimonianza agli amici di sempre, uscendo di scena nella maniera più spettacolare con una poesia scritta al Pontefice, «un papa di grande coraggio», invitandolo a «parlare con Vladimir prima di maggio», per mettere fine alla guerra. E rivolto a Putin ha aggiunto: «E non gettare il nucleare, che faresti un grande male».

Le rime semplici e genuine, datate 27 aprile e scritte poco prima della morte di lunedì scorso, ha toccato il cuore dei braccagnini.

«Beppe – dice Fidanzi – aveva espresso il desiderio di leggerla il 1° maggio davanti ai maggerini, ma la figlia l’ha ritrovata solo dopo la sua scomparsa. Ci ha lasciato una persona vera, che ci è sempre stata vicina e ci ha dato tante lezioni di vita. Non nascondo che mi fa un certo effetto vedere per le vie di Braccagni il suo annuncio funebre. Il 9 settembre avevamo preparato una festa a sorpresa per i suoi 90 anni. L’8 dicembre, nonostante l’incedere della malattia, volle essere presente al centro Gli Anta per accogliere un vecchio amico, Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo, al quale dedicò una commovente poesia letta da Carlo Vellutini».

«La poesia – aggiunge Fidanzi – era la sua grande passione, per la quale si svegliava a qualsiasi ora della notte e iniziava a mettere nero su bianco i suoi versi intrisi di amore e ricchi della sua sensibilità. Come quelli che ha scritto alla fine di aprile sul letto d’ospedale, dedicati ai maggerini e ai suoi compaesani. Versi che mi ha lasciato, scrivendo: “Ci sono altre poesie o racconti, ma non c’è più tempo, lo spettacolo è finito”. Parole che ci fanno stringere il cuore e inumidire gli occhi». La moglie Marisa, la figlia Stefania e il nipote Umberto hanno perso una persona cara ma sanno di poter contare sull’affetto di una comunità che ha beneficiato per tanti anni della sua esperienza e dei suoi racconti, da tramandare alle generazioni future.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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