Il Tirreno

Grosseto

LE SPIAGGE DELLA MAREMMA

«I nostri clienti non pagheranno la crisi. Quest’estate non aumenteremo i prezzi»

Matteo Scardigli
Simone Guerrini, presidente dell'Associazione balneari di Marina di Grosseto e Principina a Mare (foto Agenzia Bf)
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Simone Guerrini, presidente dell'Associazione balneari di Marina di Grosseto e Principina a Mare (foto Agenzia Bf)

I balneari adeguano le “tariffe” dopo due anni di pandemia: «Sta a noi tagliare i costi contro l’effetto guerra e caro vita»

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GROSSETO. «I nostri clienti non pagheranno la crisi, saremo noi ad abbassare i nostri guadagni». È questa la promessa di Simone Guerrini, presidente dell'associazione balneari di Marina di Grosseto e Principina a Mare.

Manca poco alla Pasqua, tradizionalmente momento clou nelle prenotazioni per la stagione estiva da passare in battigia. «La nostra ipotesi, confermata dai tour operator, è che sia confermato anche per quest’anno il turismo di prossimità. Con il conflitto in Ucraina le persone preferiscono passare le ferie vicino a casa, e noi abbiamo a disposizione ampie zone di arenile per accoglierle», premette ancora Guerrini.

L’unica nota dolente degli addetti ai lavori resta l’aumento dei prezzi. «Praticamente tutto è cresciuto, in media, del 35 percento: l’olio per le fritture è quasi triplicato, per non parlare del costo del pesce, che risente del caro carburanti di cui soffrono i pescherecci», sottolinea Guerrini, che poi anticipa: «Non vogliamo scaricare i costi sui clienti, quindi andremo necessariamente a guadagnare meno. Sta a noi tagliare i prodotti troppo cari, il problema è capire su quali voci di spesa intervenire».

Il tariffario degli stabilimenti, dunque, non cambierà. I bagnanti che hanno già confermato è al sicuro, e quelli che ancora devono prenotare possono stare sereni: i prezzari sono già in corso di pubblicazione (come prevede la legge) e non saranno ritoccati in corso d’opera; garantisce l’associazione. Anche perché hanno già subìto degli adeguamenti.

«C’è stato un lieve aumento rispetto a due anni fa», preannuncia il presidente, che spiega la genesi dell’adeguamento: «Uno stabilimento balneare paga, in media, circa il 70% di tasse. Siamo gli unici, in tutto il settore del turismo, ad avere l’iva al 22%, contro una media italiana del 10% e una europea dell’8,5%. C’è poi la questione della tassa sui rifiuti, che si paga non solo su bar e ristoranti (che effettivamente ne producono) ma anche sulla spiaggia, dove i bagnanti spazzatura non ne fanno».

Spiaggia più grande, quindi, vuol dire tassa più alta; a prescindere dal numero degli ombrelloni (con o senza distanziamento Covid) e dai servizi offerti. Ma vuol dire anche spese maggiori per il salvamento, causa numero di bagnini (che, per legge, possono vigilare solo su un certo tratto di costa e non oltre), e per la pulizia dell’arenile (e qui entra in gioco il caro carburante).

«Poi ci sono i defibrillatori da manutenere e i corsi di aggiornamento per il primo soccorso, le assicurazioni e le manutenzioni ordinarie e straordinarie delle opere. Senza contare l’analisi delle acque», aggiunge Guerrini, che infine conclude: «Ogni stabilimento poi offre servizi aggiuntivi come personale addetto sempre a disposizione dei clienti, piscina, sedia job (la carrozzina da spiaggia e mare per disabili), canoe e sup (la tavola su cui si sta in piedi e ci si sposta utilizzando una pagaia in acqua) gratis, i giochi per i bambini e tanto altro».

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