Il Tirreno

Grosseto

I costi della pesca saliti del 30%. «Gasolio e fermi, è crisi totale»

Andrea Capitani
Un peschereccio a Porto Santo Stefano (foto Enzo Russo)
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Un peschereccio a Porto Santo Stefano (foto Enzo Russo)

Cerulli (coop Costa d’Argento): se non viene in aiuto lo Stato, chiudiamo Il settore è gravato anche dagli aumenti dei contributi Inps e dell’Iva

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PORTO SANTO STEFANO. I costi di gestione sono saliti anche del 30 per cento. I pescatori dell’Argentario e chi, in generale, lavora in questo settore, stanno riscontrando sempre più problemi a gestire le risorse economiche, sempre più interessate dagli aumenti del gasolio e delle altre spese.

Questo accade non solo nella grande filiera dei pescherecci, ma anche nella piccola pesca, seppure con alcune diversificazioni: se da una parte il carburante ha fatto salire anche di 1.500 euro a settimana il costo che alcuni armatori devono sostenere, dall’altra le reti delle piccole imbarcazioni vengono invece messe a dura prova anche dai furoni, una specie di cetaceo simile al delfino, che spesso ruba il pesce danneggiando le maglie. E anche lì, con costi per le riparazioni non indifferenti. Senza dimenticare gettito fiscale, polizze assicurative e tutto il resto.

«La situazione è molto critica – dice Giancarlo Cerulli, che fa parte della direzione della cooperativa Costa d’Argento – Con il caro gasolio siamo molto in difficoltà. Il pesce viene venduto in base al mercato. Invece il gasolio aumenta sempre e non ce la facciamo più con le spese. Nella cooperativa ci sono 21 pescherecci. Tra paghe e gasolio siamo alla canna del gas. Poi se al mese di fermo biologico sommiamo più di 40 giorni all’anno di fermo aggiuntivo per le leggi dell’Unione Europea, si lavora solo quattro giorni a settimana. E rischiamo di dover licenziare qualcuno perché non ce la facciamo. Sono aumentati anche i contributi, l’assicurazione ai marinai, l’Inps e le altre tasse. Se non ci viene in aiuto lo Stato non ce la facciamo».

E per i pescatori è dura. «I prezzi del pesce sono bassi – spiega Calogero Galazzo, armatore del motopeschereccio Cernia – con i costi del gasolio aumentati e le altre spese ormai siamo in remissione, non si guadagna più nulla. Con i fermi e tutto il resto la situazione è critica. Il gasolio è salito sugli 80 centesimi al litro e ogni peschereccio consuma circa mille litri al giorno».

E non è l’unico. «Io consumo circa 5mila litri di gasolio a settimana – dice un altro pescatore – con 1.500 euro in più di spesa. Questo rispetto a solo tre-quattro mesi fa. E noi paghiamo anche meno rispetto ad altre parti d’Italia. È aumentato di almeno 30 centesimi al litro, una cosa inaudita. E le famiglie spesso optano per altre pietanze, il pesce è diventata quasi una cosa di lusso».

Per la piccola pesca ci sono poi altri problemi oltre quello del caro gasolio. «Gli aumenti influiscono perché la pesca non è più come una volta – dice Michele Pennisi, comandante dell’Orca – Forse c’è troppa aggressività nel mare, come i furoni che ogni giorno rubano il pesce dalle reti. Tra Iva, contributi e tutto il resto spendiamo almeno 500-600 euro al mese, più le riparazioni delle reti per i furoni, ovvero almeno 4-5mila euro all’anno. E il caro gasolio influisce molto sulle spese. Adesso spendiamo il 30% in più. Se andiamo avanti così prima o poi ci dovremo fermare».

Aspetti che toccano indirettamente anche i venditori al dettaglio, come ad esempio la pescheria gestita da Roberto Di Roberto. «Aumentando il gasolio, i pesci all’asta ci costano di più – dice – Ad esempio, i gamberi rossi si pagavano 40 euro al chilo, adesso siamo arrivati a pagarli anche 70 euro al chilo. Su determinati articoli c’è stato un aumento dal 30 al 50%. Così come le cassette di polistirolo, che da 30 centesimi sono passate a 60 centesimi l’una, raddoppiando il costo. Sono aumentate le bollette e tutte le altre spese. Anche sul nostro peschereccio se prima ci volevano 2-3mila euro di gasolio a settimana, adesso ce ne vuole quasi il doppio. E i pesci stanno diminuendo, il fermo pesca penso che non serva a nulla».

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