Il Tirreno

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La montagna dei nonni

Romolo Netti, eroe di guerra: a 100 anni si lava i piatti e si gode gli attrezzi

Francesca Ferri
Romolo Netti, 100 anni
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Romolo Netti, 100 anni

Ultimo iscritto amiatino ancora in vita dell'Anrc di Seggiano, liberò i prigionieri dai tedeschi e soffrì due anni di lager in Germania

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SEGGIANO. Abita da solo, è perfettamente lucido e, a parte una pasticca per i dolori, non prende praticamente alcuna medicina. Trascorre le giornate in tranquillità, guarda la tv, lava i piatti, sistema la casa e, quando può, scende anche nella bottega dove per una vita ha lavorato da idraulico.

«Se il fisico glielo permettesse, farebbe anche qualche lavoretto», dice la figlia Patrizia. Cento anni e non sentirli. Romolo Netti, seggianese, classe 1922, è arrivato al traguardo del secolo nei giorni scorsi, il 21 gennaio. E lo ha superato con una tempra invidiabile. «Purtroppo non abbiamo potuto festeggiare per via della situazione sanitaria generale dovuta al Covid”, dice ancora Patrizia Netti.

A ricordarlo e fargli gli auguri – sulla stampa – c’è però tutta Seggiano, dal sindaco Daniele Rossi all’ex presidente dell’associazione Nazionale reduci e combattenti di Seggiano, Giuseppino Terzuoli. E oltre un centinaio di compaesani di tutte le età che lo hanno festeggiato sulla pagina Facebook “Sei seggianese se...”, dove la nipote, Cinzia Fattorini, ha pubblicato un post con una bella foto di Romolo. Romolo è nato il 21 gennaio 1922 a Seggiano da Telene e Ermindo Netti.

«Nonno Ermindo – racconta Patrizia – da giovane era in finanza. Lavorava nel nord Italia, al confine. Dopo la Prima guerra mondiale si era stancato di quella vita e così tornò qui a Seggiano, a casa. Cominciò a lavorare come vetturino dalle parti di Siena, portavano le traverse per le ferrovie. E poi vivevano della campagna, come tutti». Qualche anno dopo nasce il fratello Loretto , oggi 95 anni.

Romolo è un giovane in gamba, intelligente, curioso. E ha una grande manualità. Se la sa cavare con vari lavoretti. Ma la Storia, purtroppo, ha altri piani per la sua vita. «Fu chiamato alle armi e mandato a combattere in Grecia – ricorda la figlia Patrizia – con il rischio di essere catturato e deportato in Africa».

Un’altra deportazione, invece, dovrà subire Romolo durante la guerra. All’Armistizio, come tanti altri soldati fu fatto prigioniero dai nazisti. «Furono stipati in un treno e chiusi dentro – racconta la figlia – Poi i tedeschi cominciarono a mitragliare i vagoni ancora fermi. Lui aveva in tasca delle pinzette; aveva sempre dietro qualche arnese. Tagliò il reticolo, riuscì a buttarsi giù dal treno e, da fuori, riuscì ad aprire il portellone e salvò tutti».

Un gesto eroico che però, purtroppo, non bastò. «Fu comunque catturato e mandato in un campo di concentramento in Germania – racconta ancora la figlia –. Lì rimase un paio d’anni, soffrendo la fame e il freddo». Riuscì a sopravvivere, però. E alla fine della guerra, tornò a casa e si fece una famiglia con la moglie Lina , classe 1928, e la loro bambina, Patrizia. «Ha imparato da solo diversi mestieri – racconta ancora la figlia – prima il fabbro, poi il meccanico, il carrozziere e poi ancora l’idraulico. A quei tempi nelle case non c’era l’acqua corrente, né il riscaldamento. E quando cominciarono a installarle, lui si dedicò a questo lavoro, soprattutto installazione dei riscaldamenti».

Rimasto vedovo nel 2018, Romolo oggi conduce una vita tranquilla nella casa accanto a quella della figlia. «Io gli faccio da mangiare e glielo porto – racconta la figlia Patrizia – e lui poi lava i piatti e me li restituisce. Di solito guarda la televisione, ma quando ha meno dolori gli piace tornare nella sua bottega, tra i suoi impianti di riscaldamento».

Ultimo iscritto amiatino ancora in vita dell’Associazione nazionale reduci e combattenti di Seggiano, al signor Romolo Netti vuole dedicare un pensiero e un augurio anche Giuseppino Terzuoli, ex presidente dell’associazione. «Durante la prigionia – ricorda Terzuoli – subì ogni sorta di privazione, ma tenne sempre duro e, a guerra finita, tornò malconcio, ma vivo a godere dell’affetto dei suoi cari».

Riprese le forze, tornò al suo mestiere di idraulico-fabbro e meccanico, «lavori – spiega ancora Giuseppino Terzuoli – che svolse con competenza ed onestà. Per lui la famiglia è stata sempre rifugio e consolazione. Per i seggianesi è stato un punto di riferimento in ogni momento e gli attestati di stima e gratitudine non gli sono mai mancati. A nome mio e del paese di Seggiano, l’augurio di tanti altri compleanni sereni. Grazie Romolo!».

@RIRODUZIONE RISERVATA

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