Meteo
«Diritto d’autore non violato»: archiviazione per Degortes
La trasmissione tv Le Iene sosteneva l’uso improprio dei video e del logo. Il giudice: «Non ci fu sfruttamento per vantaggio mediatico, fu diritto di critica»
GROSSETO. Fu una critica legittima. E per questi motivi il giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci ha disposto l’archiviazione del procedimento nei confronti di Antonio Degortes, indagato per la presunta violazione del diritto d’autore in merito alla trasmissione delle Iene. La Procura aveva chiesto l’archiviazione, Rti con Davide Parenti (l’ideatore della trasmissione) e Antonino Salvatore Monteleone (il giornalista) avevano proposto opposizione, dopo l’udienza il giudice ha sciolto la riserva e ha riconosciuto come fondata la richiesta di archiviazione.
La vicenda era iniziata con la trasmissione di alcune puntate delle Iene (da ottobre 2017) sul caso della morte di David Rossi in cui si metteva in discussione l’ipotesi che si fosse trattato di suicidio. Degortes, «ritenendo che era stata ingiustamente tirata in ballo la sua persona nel corso di tali trasmissioni – scrive il giudice – quale organizzatore o comunque partecipante a festini hard a base di sesso e droga, sporgeva querela». Poi creava un blog personale “Dito nell’occhio” in cui pubblicava video «in cui forniva una propria interpretazione dei fatti con un preciso taglio critico nei confronti dei servizi trasmessi nel corso delle puntate delle Iene, riportando alcuni stralci». Rti aveva sostenuto che Degortes «non avrebbe avuto diritto a trasmettere tali stralci in quanto coperti dal diritto d’autore». La difesa aveva obiettato che «a fronte della lesione subita durante le puntate, Degortes era legittimato a pubblicare dei video al fine di proporre la propria versione dei fatti, riproducendo anche stralci di alcune di quelle puntate per meglio argomentare il proprio diritto di critica».
Il giudice condivide le argomentazioni della difesa, trovandone conferma nella visione dei filmati. «Il tenore dei video pubblicati dall’indagato – aggiunge il dottor Compagnucci – è tutt’altro che finalizzato a sfruttare il logo della trasmissione televisiva onde trarne un vantaggio mediatico; anzi, lo scopo è quello opposto di formulare critiche nei confronti della trasmissione televisiva». Se poi vi siano i termini della diffamazione sarà altro procedimento a stabilirlo. «Certo è che la riproduzione di alcuni stralci delle puntate delle Iene e la visualizzazione del lodo della stessa trasmissione sono riconducibili all’esercizio del diritto di critica da parte sua».
E a nulla servirebbe esaminare nuovamente i filmati oggetto della contestazione, conclude il gip.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
