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Si torna a scavare nell’antica fornace romana

Ivana Agostini
Gli scavi dell’antica fornace romana di Albinia quando il cantiere era in attività
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Gli scavi dell’antica fornace romana di Albinia quando il cantiere era in attività

Fabbrica di anfore per il vino che da qui partivano verso la Francia: la ricerca è ferma da 10 anni, ma ora si spera di ripartire

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ALBINIA. Ad Albinia, si tornerà a scavare fra i resti dell’antica fornace. Lo dice Claudio Calastri, archeologo, classicista, ricercatore, autore, dirigente di Ante Quem, società dedicata ai servizi in campo archeologico e casa editrice dedicata all’archeologia, condirettore degli scavi insieme a Daniele Vitali e attualmente referente dell’Università di Bologna del progetto delle fornaci.
Calastri, fra le rovine delle fornaci di Albinia, ha quindi già scavato a partire dal 2000 con l’università di Bologna. A due passi dall’Aurelia e dal fiume Albegna, infatti, è stata ritrovata una grande fornace che produceva in quantità industriali (per l’epoca) le anfore vinarie nelle quali veniva “imbottigliato” il vino che dalla costa del mar Tirreno andava a finire in Francia.
Da anni tutto è stato abbandonato. Gli scavi coperti da teli che spesso vengono riempiti dall’acqua piovana. L’erba vi è cresciuta intorno. Un colpo al cuore per gli amanti dell’archeologia e dei reperti storici.
«Albinia – dice Calastri – all’epoca romana, era un insediamento molto importante. Sulla foce dell’Albegna venivano prodotte queste anfore che poi con le quali il vino veniva portato nell’attuale Francia. La foce del fiume Albegna in età romana fu sede di un ampio e articolato insediamento, crocevia di comunicazioni terrestri, marittime e fluviali. Le indagini archeologiche promosse e condotte ad Albinia dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna dal 2000 hanno permesso di ricostruire alcuni settori di questa complessa e articolata realtà insediativa, dando sostanziale conferma a quanto riportato dalle fonti antiche».
Gli scavi sono andati avanti fino al 2012. L’alluvione del 12 novembre ha ricoperto di circa 15 centimetri gli scavi. «Per noi – dice Calastri – è stato come se dovessimo ricominciare tutto da capo». Quegli scavi, fermi ormai da anni hanno in seguito dovuto fare i conti con i progetti dell’autostrada, con l’ampliamento dell’Aurelia. Per non parlare poi dei fondi che stavano per arrivare prima della pandemia e che si sono poi bloccati. L’importanza del sito però è talmente rilevante che non può certo rimanere così, coperto per sempre da teli, in mezzo alle erbacce.
Forse, però, sono stati proprio quei teli che hanno evitato che venisse arato o sepolto per sempre e che ancora ci sia una possibilità di continuare a scavare. «I fondi – aggiunge l’archeologo – pandemia permettendo, dovrebbero arrivare entro fine anno. Devo anche sottolineare come la stessa amministrazione comunale di Orbetello abbia intenzione di valorizzare quegli scavi che ritiene molto importanti».
Le anfore trovate durante gli scavi precedenti si trovano a Torre Saline.
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