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Grosseto

il settore del pane 

A Follonica, Massa e Orbetello si spende fino a un terzo in più

M.C.
A Follonica, Massa e Orbetello si spende fino a un terzo in più

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GROSSETO. «È stato un aumento mirato per dare dignità alla categoria e per arrivare al 2023». Andrea Montomoli, presidente dei panificatori della Cna di Grosseto, che ha la produzione a Boccheggiano, fa il punto della situazione alla luce degli ultimi ritocchi e del caro bollette.

«I ritocchi fatti al pane – dice Montomoli – sono stati obbligati dal rincaro che si è registrato in tutti i settori: si comincia dalla farina tipo 0, che è passata dai 38-40 euro al quintale agli attuali 50-70; per non parlare degli olii e del burro. Il colpo di grazie per gli esercenti è arrivato dall’energia, con il gas aumentato del 70 per cento in sei mesi. Una situazione diventata insostenibile che avrebbero potuto portare a tirare giù le saracinesche».

Chi fa vendita diretta ha più libertà di manovra, spiega Montomoli. «Quelli che servono la grande distribuzione – prosegue – hanno più problemi perché vengono messi dei paletti. Vanno ovviamente fatti dei distinguo, tra gruppi più sensibili e quelli che non trattano il prezzo».

A Grosseto si sono registrati aumenti dal 5 al 20 per cento. In provincia la situazione è diversa e il prezzo è lievitato.

«A Follonica, Massa Marittima e Monterotondo dove ho dei punti vendita – prosegue Montomoli – i listini hanno subito un ritocco che va dal 20 al 30 per cento. Stesso discorso a Orbetello, dove i prezzi erano già più alti rispetto al capoluogo e alla zona nord. Va comunque detto che gli associati della zona sud in questo momento lavorano poco e stanno pensando all’estate. Vorrei comunque evidenziare che in Toscana i prezzi sono rimasti molto più bassi che in Italia».

Per fare degli esempi pratici, mentre a Grosseto per un chilo di pane vengono chiesti tra i 2,50 e i 2,80 euro, a Follonica e Orbetello si superano i tre euro. «Possono sembrare grandi numeri – fa notare Montomolti – ma in realtà di parla di pochi spiccioli, per svariati motivi. La famiglia comune, composta da tre o quattro persone, consuma ormai non più di tre etti di pane al giorno, a causa della guerra ai carboidrati e alle diete. Una pagnotta da un chilo, che tra l’altro ha un maggiore costo di produzione, nessuno la compra più e quindi i 20-30 centesimi di aumento, diventano nemmeno 10 pro capite. C’è stato poi un calo della produzione del 20 per cento dovuta alla pandemia, alle quarantene, ai ristoranti chiusi, mentre i costi sono saliti alle stelle».

In veste di presidente della Cna Montomoli ha riunito più volte i panificatori consigliando di «fare i prezzi giusti, non si può lavorare sotto costo, ma nemmeno fare speculazioni. Consiglio di andare nella direzione di utilizzare il più possibile energie rinnovabili. Prima di preparare un listino devono essere fatti anche dei conti, per avere sempre sott’occhio la situazione. Se la situazione migliorerà si potrà poi fare anche un passo indietro». M.C.

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