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Indumenti usati ai bisognosi? Occhio a dove si depositano
Il Laboratorio riformista solleva il caso a proposito dei contenitori sulle strade Ora li gestisce Sei Toscana e gli abiti vengono riciclati anche a scopo commerciale
Ivana Agostini
orbetello. «Questo abito è in buono stato ma non lo metto da tempo. Lo darò ai bisognosi». Quante volte, riordinando i nostri armadi, nei cambi di stagione, ognuno di noi ha detto questa frase.
È molto probabile che poi quello stesso abito sia stato preso, messo in una busta e gettato nei cassonetti bianchi per la raccolta degli indumenti usati certi che finirà a chi ha bisogno di abiti per vestirsi. In realtà non è così. I cassonetti bianchi per la raccolta degli abiti e delle scarpe usate che vediamo posizionati lungo alcune vie, appartengono a Sei Toscana e non ad associazioni che si occupano di beneficenza e consegnano gli indumenti a chi ha difficoltà economiche.
Un tempo, il servizio di raccolta era realizzato da un’associazione che, con l’aiuto di un’azienda, rigenerava gli abiti e li mandava in Africa. Un servizio che non è più attivo da tempo. Anche gli abiti, al pari delle bottiglie, sono considerati rifiuti solidi urbani e quindi smaltiti nei cassonetti di Sei Toscana. Il gestore dei rifiuti ha affidato la raccolta a una ditta mediante un appalto. La ditta incaricata svuota i cassonetti e gestisce i rifiuti. Gli abiti, a seconda del loro stato, o vengono sfilacciati diventando materia prima per altri materiali oppure vengono messi sul mercato come abiti di seconda mano. Sei Toscana per tutto questo riceve un corrispettivo che poi incide sull’abbattimento dei costi della tariffa. Gli abiti, infatti, finiscono per entrare nel conteggio della raccolta differenziata proprio per essere rifiuti.
Il fatto che gli abiti che finiscono nei cassonetti bianchi non siano destinati a famiglie bisognose è stato fatto presente anche dal Laboratorio riformista di Orbetello che ha parlato di «solidarietà dimenticata». «Ci sono, nel nostro Comune – spiegano i Riformisti – alcuni cassonetti destinati alla raccolta di capi di abbigliamento che dovrebbero essere destinati alle famiglie bisognose. Sui cassonetti, almeno in alcuni, viene scritto che il vestiario donato è destinato al circuito commerciale. Tutto ciò non può tacitare le nostre coscienze e quindi chiediamo al sindaco di Orbetello, Andrea Casamenti, e alla giunta di porre fine a questo mercato puramente speculativo che, non solo non raggiunge le famiglie bisognose. Siamo convinti che gran parte della comunità locale non sia a conoscenza di questi fatti e continui a donare il vestiario per finalità di carattere solidaristico. Chiediamo all’amministrazione comunale di riportare sui giusti binari della trasparenza tale fenomeno, suggerendo di identificare soluzioni di volontariato locale che possano dar vita per esempio – concludono – a un “emporio della solidarietà” che raggiunga veramente i bisognosi».
D’ora in poi, chi butterà i vestiti nei cassonetti bianchi saprà che quegli indumenti, se in buono stato, potrebbero finire anche sul banco di qualche mercatino dell’usato. Proprio perché rifiuti, però, possono essere gettati in quei cassonetti anche abiti in cattivo stato. I bidoni bianchi sono fatti solo per accogliere abiti e scarpe e, come è specificato sopra e, come spesso è accaduto, non scope o spugne.
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