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Cari commercianti «È ormai tempo di guardare al futuro con un nuova testa»

Michele Nannini
Cari commercianti «È ormai tempo di guardare al futuro con un nuova testa»

Ottaviani ammette che ci sono ostacoli reali come la viabilità ma cerca anche di “scuotere” i colleghi: e si rivolge ai giovani 

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Michele Nannini

FOLLONICA. Non è stato un Natale semplice per il mondo dell’impresa commerciale follonichese: dai ristoratori, alle prese con disdette sia per il cenone di Natale che per quello di Capodanno, ai negozianti e ai titolari delle attività di prossimità. L’atmosfera diffusa è stata poco “incentivante”, a causa di quella sensazione di generale precarietà effetto della pandemia da Covid, a cui si è aggiunta – si aggiunge – una problematica più annosa legata alla poca attrattiva del tessuto cittadino. I problemi evidenziati di recente per via Bicocchi, insomma – al centro delle critiche delle liste civiche In Movimento per Follonica e Follonica nel cuore – sono più o meno quelli che interessano anche il resto del Centro commerciale naturale alle prese con chiusure e difficoltà strutturali.

TONO MINORE

«Non è stata un’atmosfera fra le migliori degli ultimi anni – conferma Agostino Ottaviani, presidente del Ccn La Dolce Vita – Il problema di via Bicocchi si può estendere a tutto il mondo del commercio follonichese, soprattutto ai piccoli negozi che stanno accusando una crisi evidente. Sono numerosi i fattori che stanno spegnendo la città e il suo centro, a partire dalle strade che non sono attrattive per arrivare alla concorrenza dei centri commerciali e dell’e-commerce che accrescono la crisi delle piccole botteghe. Ma c’è anche dell’altro: e in questo quadro, tutti noi piccoli negozianti dovremmo fare un esame di coscienza per fare un p cambio di passo».

il futuro

Quali potrebbero essere quindi le strategie per aumentare la visibilità e promuovere il Centro commerciale naturale cittadino? «Le iniziative di un certo spessore potrebbero aiutare – continua Ottaviani – mentre il volontariato anche a livello associativo, purtroppo, non basta più: servono agenzie o supporti esterni per creare quattro-cinque eventi importanti all’anno; è anche vero che tirare fuori soldi in questo periodo, oltre alla semplice tessera associativa, è complicato: e così diventa un cane che si morde la coda perché senza investimenti non c’è ritorno. E pensare di andare avanti solo con un paio di sbaracchi a stagione è riduttivo».

L’APPELLO ai giovani

Un piano collettivo di rinascita è insomma quello che manca al tessuto economico-cuore della città alle prese con più chiusure anche di negozi storici che aperture «Servono un vero e proprio reset e una nuova mentalità – continua Ottaviani – Ci sono dei paletti da abbattere sulla viabilità, sull’arredo urbano, sulle iniziative da organizzare, servono investimenti importanti e reali perché ormai le chiacchiere non portano a nulla e rattoppare quattro buche sull’asfalto non aiuta a incrementare il turismo. Come Centro commerciale naturale inoltre stiamo entrando nell’ultima fase del mandato, sono stati due anni difficili e pesanti e molti componenti del consiglio hanno addirittura chiuso la loro attività, ultimo dei quali Stefano Tosi: servono forze giovani e stimoli diversi, ci vuole anche nella nostra associazione un ricambio che porti motivazioni nuove per ridare brillantezza al nostro settore».

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