Il Tirreno

Grosseto

monte amiata 

Picchia in diretta la convivente e i carabinieri lo arrestano

Pierluigi Sposato
Picchia in diretta la convivente e i carabinieri lo arrestano

Microfoni nascosti hanno documentato l’ennesima aggressione in casa Lei succube psicologicamente, ma innamoratissima, aveva ritirato la querela

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Grosseto. Un arresto in flagranza, per maltrattamenti. Caso non usuale eppure avvenuto perché i carabinieri, che avevano nascosto dei microfoni in casa dopo le prime denunce, hanno assistito in diretta all’ultimo episodio, dieci minuti di botte: ascoltato in diretta quanto stava accadendo, sono subito intervenuti e hanno messo in cella l’uomo, un giovane di appena 20 anni di origini albanesi, abitante sull’Amiata, sospettato anche di sequestro di persona per episodi precedente, oltre che di lesioni.

Venti ne ha anche lei, di anni. E il loro rapporto, come ricostruito nell’ordinanza del giudice Marco Mezzaluna, è un continuo lasciarsi-riprendersi. «Sorprendentemente, nonostante le vessazioni e le lesioni patite, la donna ha dichiarato di essere innamorata di lui e di voler tornare a tutti i costi a vivere insieme a lui, giustificando e minimizzando l’episodio e la violenza subita, e di non voler sporgere querela». E, argomenta ancora il giudice, «questo comportamento ambiguo e contraddittorio è il chiaro segnale della dipendenza psicologica della donna dall’indagato, che la porta ad accettare come normali le gravi condotte del maltrattamento subite dal compagno, che tende a proteggere, perché da lui dipendente sia sul piano affettivo-psicologico sia su quello economico, non avendo familiari o amici a cui rivolgersi per avere tutela o un’altra abitazione in cui risiedere, oppure perché fortemente intimorita dalle possibili reazioni del compagno». Lui avrebbe «una concezione proprietaria del rapporto con la partner».

Entrambi abitavano nel Lazio, e già lì sarebbero emersi i primi episodi violenti, da settembre si erano trasferiti sull’Amiata. E la musica non sarebbe cambiata: ingiurie, vessazioni, umiliazioni, violenze fisiche e psicologiche. Giovedì, intorno alle 18.30, l’uomo era tornato dal lavoro. Lei stava facendo una videochiamata al nonno: «Ho interrotto subito, lui mi ha accusato di essere andata al pronto soccorso senza avvisarlo e soprattutto era arrabbiato perché durante la giornata non avevo risposto alle sue chiamate. A quel punto ha iniziato a colpirmi con schiaffi e pugni in faccia e sulla nuca. Mi aveva preso per il collo con il braccio, riuscivo a liberarmi soltanto quando gli mordevo la mano». E poi ancora calci, pugni schiaffi. Dieci minuti di violenze, interrotte solamente dall’arrivo della pattuglia. Lui avrebbe minacciato la compagna: «Stai zitta e non dire niente». Ma lei, ascoltata dal maresciallo mentre lui non poteva sentire, aveva raccontato tutto; sono stati accertati traumi alla testa e contusioni guaribili in sette giorni

Lui, ascoltato in videoconferenza dal carcere di Siena, ha minimizzato i fatti: ha detto che ci sarebbero stati solo due-tre episodi in passato, ha spiegato che giovedì le aveva dato solo qualche schiaffo, poi di fronte alle contestazioni, alle conversazioni intercettate, ha spiegato di non ricordarsi bene. Non è stato creduto, per lui il gip ha disposto il carcere. Con l’avvocato Manuela Spagnoli che l’assiste d’ufficio, vedrà se riuscirà a trovare una sistemazione nel Lazio, dove abitano i genitori, per i domiciliari. Intanto, gli è stato sospeso il reddito di cittadinanza.

«Lui è una persona violenta e molto pericolosa. Ho paura di lui e di cosa potrebbe succedere se decidessi di lasciarlo. Ha minacciato più molte di far del male a me e ai miei familiari. Ho paura, anche perché ha millantato più volte di essere ricercato in Albania e di conoscere persone molte pericolose». Lei aveva anche raccontato che a luglio aveva scoperto della droga e una bilancina di precisione e che ad agosto l’aveva visto comprare della droga: aveva minacciato di interrompere la relazione, ne era nata una discussione seguita da un’aggressione («mi ha tolto il respiro per qualche attimo»). Poi, una volta sull’Amiata, due episodi di sequestro di persona per futili motivi di gelosia: la giovane donna sarebbe stata chiusa a chiave in casa e lì costretta a rimanervi per tutta la giornata; e una ventina di giorni dopo lui l’aveva costretta a consegnargli il cellulare, la carta prepagata, il documento di identità e l’avrebbe chiusa nuovamente a casa, dalle 8 del mattino fino all’intervento dei vigili del fuoco. Lo stesso giorno, un pugno al naso in una scenata di gelosia.

Ai primi di novembre, la donna (e il suo compagno) si era presentata dai carabinieri per rimettere la querela. Il giorno dopo lui l’aveva picchiata perché lei aveva smarrito il passaporto: «Mi ha impedito di chiamare soccorsi, ho provato a medicarmi da sola ma il dolore era forte e così sono andata al pronto soccorso». L’autista dell’autobus l’aveva notata e aveva avvertito le forze dell’ordine. I carabinieri avevano così installato un apparecchio per la registrazione di quanto avveniva a casa, a tutela della giovane donna che pure aveva manifestato l’intenzione di continuare a vivere con lui, «con il suo aguzzino», scrive il gip. Pierluigi Sposato

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