Il presidio
La favola Camilli e poi il dramma La piazza chiede “solo” serenità
Il pallone visto dagli spalti dello Zecchini ha vissuto gioie e giorni tragici Come quando i cancelli dello stadio rimasero serrati per morosità
i precedenti
Sono passati quattro anni e mezzo esatti dalla presentazione della famiglia Ceri all’hotel Airone. Era il 14 giugno 2017. Quattro anni e mezzo, salvo la recente contestazione della tribuna dopo il ko contro il Pescara, di amore tra Simone, lo zio Mario e la città.
Un periodo rovinato purtroppo da una delle più brutte crisi tecniche nella storia del Grifone, attualmente ultimo in Serie C. I Ceri quando cambiarono la denominazione dell’Ac Roselle – società che avevano portato dalla Terza categoria all’Eccellenza – in Us Grosseto 1912 salvarono il calcio della città da morte sicura, dopo due anni da incubo.
La situazione precipitò nel giugno 2015, quando Piero Camilli inviò un fax al sindaco, Emilio Bonifazi, facendo presente che non avrebbe iscritto la squadra alla Serie C 2015-2016 e avrebbe riconsegnato le chiavi del club al Comune.
A distanza di sei anni quel fax più che un abbandono fu una richiesta di collaborazione alla città e al Comune, che decise di rompere i ponti con quel personaggio speciale, che ha regalato al Grifone il periodo più bello, con sei stagioni in Serie B e una semifinale playoff per la A. Chiusa l’era Camilli, in lacrime il 1 luglio per non aver iscritto la sua squadra, il sindaco aprì le porte agli imprenditori locali per rilevare la società. Stefano Osti creò l’Ac Grosseto, ma con i soldi raccolti dalla città (108mila euro) non si poteva fare più dell’Eccellenza. Per ripartire dalla Serie D serviva qualcosa di più: dopo i contatti con Salvatore Caiata arrivò un imprenditore italo-americano, Max Pincione, presentato al sindaco da Rodolfo Mirri, che si presentò con Paolo Iapaolo, il principe arabo Emad Fahad’s Aldogaither e la socia americana, Janet Mazzullo. I 300mila euro cash per aprire l’FC Grosseto ingannarono quasi tutti, tanto che – per far capire come era lo stato d’animo della tifoseria in quei giorni – Il Tirreno il 2 agosto 2015 titolò “Tutti pazzi per Pincione”. Il nuovo patron si presentò in pompa magna in piazza Duomo, a bordo di un pullman personalizzato (mai pagato), e mise in piedi una super squadra guidata da Domenico Giacomarro. Il diesse, Gianfranco Multineddu, portò a Grosseto giocatori di categoria superiore, ma le sue dimissioni, datate 19 novembre, cominciarono a mettere qualche dubbio sulla nuova proprietà.
Nonostante i debiti, la squadra riuscì ad arrivare ai playoff di Serie D, persi con l’Olbia. I problemi erano appena iniziati: in estate ci fu la rottura con i tifosi che non perdonarono a Pincione la decisione di non chiedere il ripescaggio in Lega Pro. Poi la fuga dei giocatori, le dimissioni di tredici collaboratori, fino allo sfratto dallo stadio per morosità. Nelle ultime partite interne i cancelli dello Zecchini rimasero chiusi, con sconfitta a tavolino per i biancorossi. A giugno il salvataggio dei Ceri e nelle scorse ore l’era Di Matteo, al quale si chiede solo di dare continuità al progetto di Mario e Simone.
Maurizio Caldarelli
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