Popolazione in calo «Una delle nostre criticità peggiori»
Il bilancio demografico della Camera di Commercio fotografa il trend: meno nascite, sono aumentati i decessi
GROSSETO. Peggiora il trend sulla dinamica della popolazione italiana, ormai tristemente adagiata su di un piano inclinato.
Il bilancio demografico 2020 della Camera di Commercio della Maremma e del tirreno “fotografa” a dicembre 2020 un andamento negativo anche per le province di Livorno (329 mila abitanti, -0, 69%) e, seppur in intensità inferiore, per quella di Grosseto (218 mila abitanti, -0, 52%) .
«Nel 2020 il saldo naturale è negativo per l’intera nazione e, data la struttura della popolazione, a maggior ragione in Toscana e nelle province costiere dove la differenza fra nascite e decessi è pari a -2.727 unità a Livorno e -1.860 a Grosseto. Cifre in ampio peggioramento rispetto all’anno precedente, che fanno sprofondare i tassi di crescita naturale su valori che restano fra i più bassi in regione e decisamente lontani dalla media nazionale. Il saldo migratorio, solitamente preceduto dal segno più, non ha un andamento univoco: positivo a livello locale (+440 a Livorno e +708 a Grosseto) e regionale, negativo a quello nazionale. Se nel complesso la popolazione diminuisce (-1.152 unità a Grosseto e -2.287 a Livorno) – spiegano dalla Camera di Commercio – il tasso di crescita totale non può che stazionare in terreno negativo ma, diversamente dal passato, non si rilevano grosse differenze fra l’andamento locale e quello dei territori di confronto: in un quadro di generale peggioramento, la provincia di Grosseto mostra addirittura il valore “meno peggio”. Ciò non tanto perché presenta un trend migliore rispetto al passato (salvo l’inaspettato lievissimo incremento delle nascite) , quanto piuttosto perché tutti gli altri territori registrano un più marcato peggioramento negli indicatori. È chiaro infatti come la pandemia abbia portato evidenti sconvolgimenti nella “normale” dinamica demografica: dall’aumento della mortalità alla diminuzione della natalità, passando per una forte flessione dei flussi migratori in entrata. Ciò che rimane immutato è il fatto che ovunque il saldo migratorio non è in grado di colmare il gap di popolazione derivante dal saldo naturale».
Lo studio osserva una generalizzata diminuzione del numero delle nascite rispetto al 2019 (tranne, sorprendentemente, in provincia di Grosseto con 23 nascite in più), fenomeno che si è accompagnato a un imponente aumento nel numero di decessi, causato dagli effetti diretti e indiretti della pandemia da Covid.
Con queste premesse, nel futuro prossimo il numero di residenti sul territorio non potrà che diminuire ulteriormente, dato che le dinamiche demografiche manifestano i loro effetti in maniera estremamente lenta quanto inesorabile: politiche o azioni indirizzate ad attenuarle o addirittura a modificarle sono di complessa attuazione ed i loro risultati, se misurabili, si manifestano anni dopo la loro messa in atto.
«Ormai da molti anni – dice il presidente della Camera di Commercio Riccardo Breda – i rapporti prodotti dal Centro Studi segnalano come la struttura demografica dei nostri territori rappresenti una delle principali criticità del tessuto socio-economico, se non la principale. Ovviamente in un anno come quello segnato dalla pandemia tale criticità è ancor evidente, rendendo estremamente palese la fragilità di una popolazione tra le più vecchie d’Italia. Quello che tre anni fa definimmo “inverno demografico” continua a mostrare tutte le sue rigidità e nulla lascia presagire, almeno per i nostri territori, l’arrivo della primavera, anzi. Lo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza ha giustamente inquadrato nel contrasto alla bassa natalità e la mitigazione dell’invecchiamento uno dei punti su cui intervenire “massicciamente” in modo più o meno diretto. Il mondo delle imprese subisce tale condizione strutturale, sia in termini generali attinenti al welfare, dai costi pensionistici a quelli sanitari, sia e più specificatamente riguardo all’offerta di lavoro e della staffetta generazionale nella piccola e media impresa. Il rapporto, oltre a contenere diversi indicatori utili a supportare anche le politiche locali, riporta anche due simulazioni, in presenza di distinti scenari, su quella che sarà la consistenza della popolazione a livello provinciale nel prossimo 2025: tutte e due, purtroppo, segnalano un preoccupante ulteriore calo», conclude il presidente Breda.
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