Il Tirreno

Grosseto

massa marittima 

Sos Fenice Capanne Mobilitazione cittadina per salvare il sito

Massimiliano Frascino

2 MINUTI DI LETTURA





massa marittima. Recuperare il “castello” ligneo di estrazione del “pozzo Carlo” (nella foto) nell’ex sito estrattivo di Fenice Capanne e valorizzare l’intera area attraverso il Parco nazionale archeo-minerario delle Colline Metallifere. È quanto chiede di fare il Comitato Lido Santini, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico minerario delle Colline Metallifere. Il 28 novembre il Comitato ha scritto infatti ai ministri Dario Franceschini (cultura) e Roberto Cingolani (transizione ecologica) , oltre che al presidente della Regione Eugenio Giani, all’assessore Leonardo Marras, e alla presidente del Parco minerario, Lidia Bai.

«A settembre – scrive Giacomo Vinciguerra, portavoce del Comitato Lido Santini – crollava su sé stesso il castello in legno del pozzo Carlo, testimonianza storica del passato minerario dell’ottocentesco sito di Fenice Capanne»; da qui le proteste di «numerosi cittadini massetani che hanno assistito impotenti a un ulteriore pezzo di storia mineraria che crollava per la mancanza di cure e attenzione, e con il rischio di subire altre cancellazioni della nostra identità comunitaria». Il 9 ottobre ne è seguita «una lettera alla direzione del Parco Archeo-minerario, firmata da 40 cittadini, e poi una petizione sulla piattaforma change.it che al momento conta oltre 200 adesioni».

La mobilitazione della comunità è promossa dal Comitato dedicato a Lido Santini, massetano «che nel corso della vita si è battuto costantemente per salvaguardare il patrimonio culturale minerario che rischiava di andare perduto e che quindi è stato determinante per la realizzazione del Parco Minerario».

Che ne pensa il sindaco di questa mobilitazione? «Comprendo l’attaccamento dei cittadini di Fenice Capanne alle vestigia della vecchia miniera – spiega Marcello Giuntini – e ne condivido gli obiettivi. Ma purtroppo quei terreni non sono mai passati nelle proprietà del Comune. Per scelta ponderata a suo tempo, inoltre, decidemmo che il Parco non fosse proprietario dei siti dismessi, perché non aveva adeguate risorse dal ministero, non essendo stato istituito con la legge 398. È invece necessario che Eni Rewind bonifichi l’area e poi la trasferisca al Comune, che altrimenti non può investire risorse proprie per recuperare il castelletto estrattivo del pozzo Carlo. Anche per il Comune, comunque, sarebbe difficile reperire risorse adeguate. La strada giusta da battere, come ha fatto il deputato Luca Sani, è: sollecitare i ministeri perché Eni Rewind concluda le bonifiche e recuperi i luoghi».

Massimiliano Frascino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web