Il Tirreno

Grosseto

Enrico Rabazzi indica gli obiettivi futuri  

L’unione fa la forza E adesso la Maremma vuole la leadership

M. F.

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il punto

Il distretto agroalimentare della Toscana del Sud ha sede a Grosseto, in seno alla Camera di commercio. Presieduto da Enrico Rabazzi, direttore di Cia Grosseto, al 30 ottobre i soggetti aderenti erano 80: le Camere di Commercio di Grosseto-Livorno e Siena, 20 enti locali della provincia di Grosseto, 19 di Siena, 6 di Arezzo, 4 di Livorno, 15 associazioni di categoria, 14 soggetti pubblico-privati.

«Da quando questo soggetto collettivo è nato – spiega Rabazzi – sono stati fatti molti passi in avanti, nonostante la difficoltà di coordinare il lavoro su quattro diverse province. È evidente che aggregare realtà con la stessa vocazione produttiva organizzate in filiere, costituisce l’unica strada percorribile in un mondo estremamente competitivo».

Nella Toscana delle produzioni agroalimentari di qualità, Grosseto ambisce a ritagliarsi una posizione di leadership. E con questo spirito che è stato costituito il distretto agroalimentare della Toscana del Sud, che associa territori omogenei dal punto di vista della vocazione produttiva. «Il salto di qualità – aggiunge Rabazzi – è capire che i bandi istituzionali per erogare contributi devono essere costruiti sui bisogni delle imprese, rispettando i tempi dell’economia nelle erogazioni. In molti casi, sono le aziende che devono adattarsi a quello che prevedono i bandi, con un processo inverso rispetto a quello che dovrebbe essere. C’è poi un problema del sistema produttivo, troppo sbilanciato su iniziative singole. Viceversa, dobbiamo essere consapevoli che l’Italia è grande come una provincia della Cina, e non abbiamo alcuna possibilità di espandere il nostro export se non ragioniamo come un sistema unico. Il distretto rurale serve anche a questo». Un’opportunità ulteriore per il Distretto può arrivare dal Pnrr. «Grazie alle risorse europee – conclude – ci sarà da spendere un miliardo e 200 milioni. Ogni bando da 250 a 300 milioni, per progetti variabili tra quattro e 50 milioni di investimento. Bisognerà farsi trovare pronti con progettazione esecutive, su progetti di filiera, economia circolare, trasformazione e commercializzazione dei prodotti». M. F.

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