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«Fu demansionata» L’ex segretaria vince contro l’Inps
Anche la Cassazione dà ragione a Gisella Ginanneschi già responsabile del Comitato e delle Commissioni
Grosseto. Dal marzo 2004 al marzo 2007 aveva svolto con continuità le funzioni di responsabile della segreteria del Comitato provinciale Inps e delle Commissioni artigiani, commercianti (cosiddette Ago); pianificava e gestiva l’agenda delle riunioni, oltre che le agende di presidente e direttore, redigeva i verbali, liquidava i gettoni di presenza, riportava ai vertici la sintesi delle riunioni, elaborava statistiche, partecipava all’istruttoria dei ricorsi al Comitato stesso, con la qualifica di responsabile del procedimento, e tanto altro ancora. Dall’aprile 2007 era stata trasferita all’Ufficio legale, in affiancamento ad altri funzionari, e spesso senza attività da svolgere; dal gennaio 2008 al settore recupero crediti.
In tutto ciò la grossetana Gisella Ginanneschi, nel frattempo uscita dall’amministrazione, aveva ravvisato un demansionamento. Riconosciuto dal giudice del lavoro nel 2013, ratificato dalla Corte di appello nel 2015, cristallizzato pochi giorni fa dalla sezione lavoro della Corte di cassazione presieduta da Umberto Berrino, che ha respinto l’ultimo ricorso dell’Inps. In sostanza, la signora Gisella, assistita dagli avvocati Tommaso Galletti e Massimo Ceciarini, aveva sostenuto di aver svolto mansioni riservate a una categoria superiore (C4) rispetto a quella posseduta (C3). L’ente previdenziale aveva ogni volta respinto le conclusioni della dipendente, sostenendo che non vi era stata alcuna forma di demansionamento e che comunque le mansioni svolte rientravano sotto la responsabilità del direttore, quand’anche non si fosse trattato di meri incarichi esecutivi. E che il trasferimento ad altro settore non aveva comunque comportato alcuno svilimento delle funzioni, evidenziando invece il carattere di responsabilità del lavoro svolto.
All’epoca del giudizio di primo grado, la giudice Antonella Casoli esaminando la corposa documentazione aveva evidenziato che indiscutibilmente Ginanneschi si era occupata della gestione dell’agenda del comitato e del direttore e di tutte le altre attività svolte, confermate anche dai testimoni, a prescindere dalle formalità legate agli ordini di servizio. Insomma, Gisella Ginanneschi era stata la responsabile della segreteria del Comitato per i ricorsi. E in questa, e in tutte le altre vesti elencate nel reclamo, aveva svolto mansioni superiori da C4. Non solo: vi era stato realmente un demansionamento, perché all’Ufficio legale avrebbe avuto soltanto il compito di inviare fax e corrispondenza, al massimo («pratiche del contenzioso da considerarsi senz’altro non di particolare complessità», aveva scritto Casoli); un demansionamento durato nove mesi («professionalità svilita»), fino al gennaio 2008. La giudice aveva riconosciuto il diritto a vedersi corrispondere le differenze retributive per tre anni, non vedendo invece gli estremi per la liquidazione della indennità di posizione amministrativa. L’Inps era stata condannata anche a liquidare alcune migliaia di euro di danni.
L’ente si era rivolto alla Corte di appello ma la sezione presieduta da Giovanni Bronzini aveva di nuovo respinto le argomentazioni Inps, articolate su più fronti, anche quelle di natura risarcitoria, pur sottolineando il diritto di Inps a distogliere la dipendente dall’incarico al Comitato provinciale. La Cassazione, cui l’ente si era rivolto in ultima battuta per le questioni meramente di diritto, ha dato nuovamente ragione a Ginanneschi, respingendo tutte e quattro le motivazioni.
Pierluigi Sposato
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