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Grosseto

IL REPORTAGE

L'allarme del volontariato maremmano: «Mancano i giovani, non c'è ricambio generazionale»

Massimiliano Frascino
I giovani non si avvicinano più al mondo del volontariato: in Maremma scatta l'allarme delle associazioni (Foto di repertorio)
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I giovani non si avvicinano più al mondo del volontariato: in Maremma scatta l'allarme delle associazioni (Foto di repertorio)

I rappresentanti delle varie associazioni raccontano le difficoltà quotidiane nel reperire forze fresche. C'è chi punta il dito contro il metodo d'approccio alle nuove generazioni. E chi invece pensa a soluzioni "fiscali"

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GROSSETO. Il mondo del volontariato è in evoluzione continua. E segue quel che si muove nella società. Fra i temi messi a fuoco dall’indagine del Centro servizi per il volontariato toscano (Cesvot, in sigla, nda), due sono quelli preminenti. Il livello di partecipazione alle attività associative, cresciuto nel lockdown quando il tempo libero dal lavoro è lievitato. E la difficoltà crescente a rimpiazzare i volontari che smettono, soprattutto con giovani. Ogni realtà è un mondo a sé stante, a secondo delle attività che svolge, ma questi due temi rimangono trasversali.

LA RICERCA

«È difficile trovare volontari giovani, e anche nella nostra associazione l’età media di chi s’impegna è alta: il 70-80 per cento è rappresentato da pensionati», spiega Pietro Mondì, ex carabiniere e presidente de Le Querce di Mamre, che si occupa di assistere e reinserire persone senza fissa dimora, che offre accoglienza in un piccolo dormitorio alla chiesa del Cottolengo, e gestisce alcuni appartamenti in co-housing abitativo. «Noi - spiega - abbiamo 39 soci volontari e nessun dipendente. Per me, pensionato, fare volontariato è diventato impegnativo come lavorare, e questa è una complicazione per coinvolgere energie fresche. Credo bisognerebbe trovare il modo di premiare i volontari con incentivi. Ai disoccupati, magari, garantendo una quota di copertura contributiva. E ai lavoratori dipendenti, garantendo una giornata al mese di servizio retribuita dal datore di lavoro, che potrebbe avere sgravi fiscali».

IL NODO DA SCIOGLIERE

Lucia Figuccia è la segretaria di Agape, associazione di Albinia molto attiva sul piano delle iniziative sociali: dalle attività rivolte ai bambini, a progetti di riqualificazione urbana attraverso interventi di natura artistica. Il suo punto di vista è originale, perché ribalta lo stereotipo rispetto ai giovani: «La difficoltà a trovare giovani che s’impegnino nel volontariato non dipende - dice - dal fatto che sono disinteressati all’impegno gratuito, ma dal fatto che noi gli proponiamo un impegno distante dai loro interessi, chiedendogli di fare il "volontario dipendente delle Poste", a orari fissi e con mansioni stereotipate». Qui i volontari in età giovane sono meno di qualche anno fa, ma le attività sono garantite dai venti che si danno da fare. «Noi cerchiamo di cambiare approccio, partendo dal presupposto che coinvolgere i giovani con continuità è complicato. Anche perché non esiste più il posto fisso, sono molte le opportunità di impiegare il tempo libero, e per ragazze e ragazzi è più motivante partecipare alla giornata sulla spiaggia coi bambini, che stare nella bottega solidale. I ragazzi si mobilitano per periodi determinati su alcuni temi, come l’emergenza climatica o i servizi civili. Non gliene faccio una colpa».

FATTORE TEMPO

L’associazione Olympia De Gouges si occupa di prevenzione della violenza sulle donne e gestisce case rifugio e percorsi di reinserimento per donne maltrattate. «Da anni abbiamo lo stesso problema col reclutamento di giovani volontarie - spiega la presidente, Sabrina Gaglianone -. Questo dipende dal fatto che il nostro è un tipo di volontariato molto impegnativo sotto il profilo del tempo da dedicargli e dell’impatto psicologico sulle operatrici. È difficile limitare l’attività volontaria a periodi circoscritti. Noi cerchiamo di retribuire chi ha impegni più gravosi, come tenere i telefoni di servizio e gestire la segreteria. Poi puntiamo sulla formazione, alla quale partecipano in molte, ma cui segue l’impegno di poche».

DAI 40 ANNI IN SU

«Per noi i giovani sono quelli che hanno dai 40 anni in su - spiega Sergio Petri, che coordina le parrocchie di Follonica e la San Vincenzo de’ Paoli - ventenni e trentenni hanno necessità di trovare lavoro e metter su famiglia. Col lockdown sono aumentati i volontari, ma quest’anno abbiamo avuto problemi a trovare ragazzi per il servizio civile. Il ricambio lo garantiscono persone più in là con gli anni».

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