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Grosseto

covid: la situazione 

Ora in ospedale finiscono anche i vaccinati «Dopo sei mesi la copertura è più debole»

Tommaso Silvi

La direttrice del reparto di malattie infettive: «La terza dose è fondamentale. Il peggio è alle spalle, ma la guerra continua»

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Tommaso Silvi

GROSSETO. Non è il momento degli allarmi lanciati a caso. Ma basta guardare i numeri e il messaggio esce fuori chiaro. A ribadirlo è Cesira Nencioni, direttrice del reparto di malattie infettive dell’ospedale Misericordia. «Il Covid c’è ancora. Sarà un altro inverno di lotta. Il vaccino ci aiuta, ma da solo non basta. Non scordiamoci le regole base. Mascherina e distanziamento sono ancora necessari». I dati dicono che nelle ultime settimane i casi di positività in provincia hanno ripreso a salire. Ieri ne sono stati registrati 21. E di questi, addirittura 14 sono persone dai 35 ai 79 anni. Gente che il vaccino dovrebbe averlo già fatto. E che magari ha deciso di non farlo. Scelta legittima. Ma rischiosa. Perché ad oggi nel reparto Covid del Misericordia la maggioranza dei pazienti non ha preso parte alla campagna vaccinale. «Dicono che non hanno avuto tempo – racconta Nencioni –, ma solo perché non hanno il coraggio di dire la verità. Non hanno voluto vaccinarsi». Attenzione, però. Perché dall’ospedale di Grosseto emerge anche un’altra tendenza. Ovvero quella dell’esaurimento dell’effetto del vaccino. Sottoporsi all’inoculazione non dà la certezza di scampare il ricovero.

DENTRO AL REPARTO

L’ultimo aggiornamento dal reparto Covid dell’ospedale è di ieri mattina. E a darne notizia è proprio Nencioni. «Ci sono 14 persone ricoverate. Di queste, 11 non hanno bisogno di ventilazione per respirare, mentre 3 sono in terapia intensiva». L’età media dei pazienti è di 78 anni. Il più giovane ha 50 anni, il più anziano 97. Si tratta di 8 femmine e 6 maschi. «Siamo in una fase di stallo. Non si registra un particolare aumento dei ricoveri – spiega Nencioni –, e se ci guardiamo indietro la situazione non è peggiorata. Il 1 di settembre avevamo 28 ricoverati, il 30 settembre, invece, ne avevamo solamente 5».

IL VACCINO SI “SPEGNE”

C’è un aspetto interessante che viene fuori dall’analisi della situazione nel reparto Covid del Misericordia. Su 14 persone ricoverate, quattro hanno completato il ciclo vaccinale. Ce ne potrebbe essere anche una quinta, ma è ancora in fase di “ingresso” e la direzione del reparto non è ancora in grado di dire se è vaccinata o meno. «Si può dire che dopo sei mesi gli anticorpi calano – dice la dottoressa Nencioni – e anche l’effetto del vaccino si indebolisce. Per questo è fondamentale procedere con la terza dose».

NON è FINITA

Quando finirà tutto questo? Quando il reparto Covid del Misericordia chiuderà definitivamente i battenti? A questa domanda, la direttrice di malattie infettiva tira un sospiro di sollievo. Poi risponde, tutto d’un fiato. «Il sogno è di farlo domani, ma la realtà racconta che ci aspettano altri mesi lunghi. Il peggio è alle spalle, ma la guerra non è ancora finita».

I NO-VAX

Scherza, ma nemmeno troppo, Cesira Nencioni, quando dice che «non voglio dire cosa penso dei no-vax, perché la gente mi conosce e sanno che macchina ho». Una battuta annaffiata di un pizzico di timore. Poi Nencioni torna seria: «Dico solo che mi dispiace quando vedo le manifestazioni in piazza, quando sento che la gente non vuole vaccinarsi. Una parte di quelle persone, poi, arriva in ospedale. Ogni ingresso nel reparto Covid per noi è un dispiacere. Non ci dimentichiamo che si tratta di gente che sta male. La salute viene prima di tutto il resto».

LA SQUADRA

Ogni giorno medici, infermieri e operatori si danno da fare all’ospedale Misericordia. Anche nella “bolla” Covid. «C’è sempre un medico a disposizione del reparto Covid – spiega Nencioni – e uno che pensa al resto del reparto di malattie infettive. Perché non ci sono soltanto i pazienti affetti da coronavirus. Basti pensare che in questo momento i posti letto da noi sono pieni, tra persone affette dal coronavirus e le altre che necessitano di cure per altre patologie. L’unica cosa da fare, ora, è vaccinarsi. Primo lo facciamo tutti, prima torniamo alla normalità».

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