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Il Pd: «Eravamo “il male”, ora vogliono collaborare» E liquida il terzo polo
grosseto. «Quando si fanno affermazioni gravi durante la campagna elettorale, non è che con uno schiocco di dita si risolvono i problemi. Bisogna meritarsi un pochino la fiducia». Il Pd non ha intenzione di tenersi l’etichetta di “opposizione non collaborativa” affibbiata dal sindaco. Quelle parole, «loro (il centrosinistra) sono il male e noi il bene», gridate dal palco della Meloni da Vivarelli Colonna non sono state cancellate. E la «mano tesa» del sindaco con sopra la candidatura di Turbanti, non è stata raccolta. «Anche oggi (ieri) il sindaco ha voluto dividere la città», dice il Pd Da qui il fronte compatto: «Abbiamo dimostrato come la nostra coalizione formata da Pd, M5s e Gca sia forte e coesa».
La coalizione si dice «ovviamente disponibile a collaborare nell’interesse della città, ma non è che gli si danno ceffoni e poi dopo qualche giorno si pretende che si obbedisca a dei diktat».
Quanto alla richiesta di votare con voto palese, «cerchiamo di dire le cose come stanno. Il sindaco evidentemente ha delle difficoltà politiche. Se veramente volevano collaborare, perché non ci hanno chiamato?».
Che la collaborazione sia di là da venire lo dimostra l’elezione del vicepresidente, Valerio Pizzuti, salito alla carica con i voti della maggioranza (articolo qui a sinistra). «Dovevano lasciare l’elezione alla minoranza, astenersi, invece la maggioranza ha voluto fare “manona” scrivendo ed eleggendo Pizzuti. Un comportamento fanciullesco, rancoroso, da bimbi adirati».
E reazione per reazione «a questo punto mandiamo al mittente la richiesta da parte del terzo polo (Pizzuti) di collaborare. Se voleva collaborare ne aveva la possibilità indicando il candidato della coalizione di opposizione come vicepresidente. Così non è andata e ne faremo le dovute conclusioni e riflessioni».
Di «disprezzo per le regole, insofferenza verso le minoranze e poltrone quale unico obiettivo» parla Carlo De Martis, capogruppo di Grosseto Città Aperta.
«Vivarelli Colonna ha letteralmente tenuto in ostaggio l’intero consiglio comunale pretendendo di piegare le regole dello statuto comunale ai suoi desiderata – dice De Martis – L’elezione del presidente del consiglio è prerogativa della maggioranza, e la minoranza non ha potuto che assistere allo spettacolo, indecoroso, di un sindaco in fibrillazione che non si fidava della propria maggioranza. C’è voluta un’intera mattinata, ma alla fine Vivarelli Colonna evidentemente è riuscito a rimettere in riga i suoi, e a quel punto ha acconsentito, bontà sua, a procedere con il voto segreto che ha eletto Fausto Turbanti». A lui, ora, il compito più arduo, dice De Martis: «Smarcarsi dal sospetto di non essere altro che uno “yes man” (sissignore) a disposizione del sindaco. Magari potrà cominciare il suo incarico spiegando a Vivarelli Colonna, ad esempio, che non può minacciare le minoranze – come ha fatto – di non attribuire loro la presidenza della commissione di controllo e garanzia, per la semplice ragione che, ancora una volta, è quella fastidiosa cosa che si chiama “legge” a stabilire che tale incarico spetti alle minoranze».
F.F.
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