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Contagi e ricoveri, andamento in discesa «Ma attenti: del Covid non c’è da fidarsi»

Gian Ugo Berti
Contagi e ricoveri, andamento in discesa «Ma attenti: del Covid non c’è da fidarsi»

La presidente dell’Ordine dei medici, Pasqualini, invita a non dimenticare le bare a Bergamo e i pazienti morti in solitudine

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Gian Ugo Berti

GROSSETO. Prudenza, perché del virus non c’è da fidarsi. La vaccinazione procede spedita, accanto alla terza dose, i casi sono pochi e l’andamento si dimostra in discesa, ma ci giochiamo il nostro futuro nei prossimi mesi.

Questo è l’importante messaggio della presidente dell’Ordine provinciale dei Medici, chirurghi e odontoiatri della provincia di Grosseto, Paola Pasqualini: mantenere ancora le misure di sicurezza.

Si parla di un andamento a strascico della pandemia, con alti e bassi, vedasi la Gran Bretagna. A gennaio, si sta pensando a un “liberi tutti”. È d’accordo?

«Mi piacerebbe. Sicuramente è necessario per varie ragioni cercare di riprendere una vita normale. Credo che il prossimo inverno sarà la “cartina di tornasole” di ciò che potremo fare in futuro. La maggioranza della popolazione si è vaccinata e per fortuna continua a vaccinarsi. È iniziata anche la somministrazione della terza dose. Tuttavia ritengo necessario ancora mantenere le misure di sicurezza: mascherina in tutti gli ambienti chiusi, igiene delle mani e distanziamento».

Qual’è l’andamento dei casi attualmente?

«La provincia di Grosseto è quella che, in area vasta sud est, ha annoverato un minor numero di contagi e ricoveri. Credo che ciò sia dovuto in buona parte a una buona organizzazione che ha diviso i percorsi di accesso tra Covid e no Covid dal pronto soccorso ai reparti, locati architettonicamente in un’ala separata con la possibilità di modulare il numero dei letti Covid in base alla richiesta. Attualmente i casi sono pochissimi e il trend è stabilmente in discesa».

Siamo alla fine del secondo anno di pandemia: si critica il linguaggio contraddittorio dei medici e delle istituzioni come motivo di scelte non corrette. È stato inevitabile? Ora si può rimedio sulla base delle trascorse esperienze?

«Siamo in una à d avere certezze. Le ricerche scientifiche, le nuove terapie e tecnologie hanno migliorato e allungato la vita e ridotta la mortalità. Per questo risulta difficile accettare il fatto di trovarsi improvvisamente davanti a qualcosa di poco conosciuto e senza armi appropriate. È stato fatto molto, e in tempi rapidi, e di questo dovremmo andare fieri. Qualche incertezza nell’informazione può essere inevitabile, ma esprime anche attenzione per la sicurezza della persona e onestà intellettuale. I vaccini sono sicuri, i dati degli enti regolatori europei (Ema) e nazionali (Aifa) hanno ben documentato che i benefici superano i rischi di contrarre la malattia in tutte le fasce d’età. D’altra parte viviamo in un mondo invaso dai “social” dove tutti, per fortuna, possono esprimere le proprie opinioni. Ma un conto sono pensieri personali, altro sono i dati scientifici e su quelli bisogna basarci. Tutti sembrano essersi dimenticati delle immagini delle bare a Bergamo o del fatto che i pazienti entravano in ospedale e morivano li’, da soli, intubati da un momento all’altro, senza poter più rivedere i propri cari. Ecco sono queste le esperienze da ricordare e dalle quali partire per proseguire la campagna vaccinale».

Cos’è la paura del medico davanti a un nemico invisibile?

«I medici sono esseri umani, hanno avuto e hanno paura di un nemico invisibile. Ma credo sia sotto gli occhi di tutti il fatto che nessuno si sia tirato indietro. Tutti hanno continuato a fare il proprio lavoro fino a morirne. È scritto nel Giuramento di Ippocrate, è la nostra eticità».

È più pericoloso, sul piano della sicurezza, un no-vax o una persona indecisa?

«Penso che siano pericolosi soprattutto per sé stessi. Certo un indeciso può essere coinvolto con informazioni chiare e scientificamente corrette».

È giustificato un provvedimento amministrativo verso il personale sanitario che, per scelta, non vuole vaccinarsi?

«Sì. Credo che, pur rispettando le libertà individuali, chi decide di lavorare in sanità abbia il dovere etico di dare al cittadino non solo capacità e competenza, ma anche sicurezza, soprattutto in questo particolare momento».

Si potrebbe risolvere il problema della “quota gregge” con l’obbligatorietà alla vaccinazione?

«Sì».

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