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azienda e sindacati 

Due autorizzazioni in ballo L’iter potrebbe essere più lento

Massimiliano Frascino

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scarlino. L’indagine coordinata dal procuratore Giulio Monferini della Procura di Firenze – direzione distrettuale antimafia – arriva in un momento delicato per Venator Italy srl.

La società che gestisce l’impianto di produzione del biossido di titanio, estraendolo dal minerale di Ilmenite, stava infatti aspettando in gloria due autorizzazioni dalla Regione Toscana. Strategiche per la prosecuzione del proprio ciclo produttivo.

Una relativa al montaggio da parte della multinazionale tedesca Ferro Duo (partner di Venator) dell’impianto di essiccamento e trattamento dei gessi rossi, residui del ciclo di lavorazione, la cui valutazione di impatto ambientale era giunta praticamente a conclusione. Con l’attesa a giorni o settimane dell’autorizzazione integrata ambientale. Le componenti del nuovo impianto, composto di cinque forni e nastri trasportatori, sono infatti già da mesi stoccate nei terreni adiacenti la fabbrica. In attesa di essere montati. Mentre Ferro Duo, nel frattempo, aveva già iniziato a realizzare l’impianto di granulazione a Piombino, cui saranno destinati i gessi essiccati.

L’altra autorizzazione attesa, invece, è inerente il ripristino paesaggistico del cosiddetto “panettone” dei gessi rossi stoccati a piede di fabbrica, l’antiestetica montagnola nella piana del Casone che secondo i comitati ambientali avrebbe avuto l’effetto di infiltrare di metalli pesanti i terreni sottostanti.

Venator, infatti, aveva chiesto di risagomare il grande deposito di gessi rossi in adiacenza all’impianto, per poi procedere al suo rinverdimento attraverso piantumazioni di essenze arboree. Così da migliorare estetica e inserimento ambientale del gigantesco abbancamento. Ma anche per recuperare volumi che consentissero di stoccare i residui di lavorazione per un altro anno, o due, in modo da avere il tempo d’individuare un nuovo sito di stoccaggio per i gessi.

Visto l’esaurimento di quello di Poggio Speranzona, nell’area del parco di Montioni, nel comune di Follonica. E la bocciatura per motivi paesaggistici dell’ex cava di sabbie siliciche di Pietratonda a Campagnatico. Anche in questo caso la procedura autorizzatoria era prossima alla conclusione. Ma ora, con l’inchiesta della magistratura in corso, appare improbabile che gli iter amministrativi si chiudano celermente.

Fra operai e tecnici di Venator c’è ovviamente preoccupazione per quest’ennesima tegola caduta sull’impianto. Anche se l’inchiesta viene vissuta come l’occasione definitiva per fare chiarezza su una vicenda pluriennale snervante.

«Ben vengano approfondimenti, carotaggi e analisi – dichiara Riccardo Tosi, delegato Filctem Cgil – ma che sia la volta buona per dire parole definitive. Se ci sono violazioni vanno accertate le responsabilità, ma se non ci sono, che si chiuda questa storia una volta per tutte. Noi come sindacato e come lavoratori abbiamo completa fiducia nella magistratura. Alla quale chiediamo di fare presto e bene. Ne va del nostro lavoro e futuro».

Massimiliano Frascino

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