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Grosseto

tra scuola e lavoro 

Its Eat seleziona 25 diplomati ma attrae solo da fuori provincia

Massimiliano Frascino
Its Eat seleziona 25 diplomati ma attrae solo da fuori provincia

L’Eccellenza agroalimentare pubblica un bando per una formazione qualificata Grande successo in Toscana. «Puntiamo a farci conoscere meglio in Maremma»

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Massimiliano Frascino

GROSSETO. Per quanto abusato sia, lo stereotipo del «nemo propheta in patria» (nessuno è profeta nella sua patria, ndc) rimane quello più efficace dal punto di vista descrittivo.

Ne sanno qualcosa alla Fondazione Its Eccellenza agroalimentare toscana (Eat) che ha sede a Grosseto. Ma che in Maremma continua a fare pochi proseliti, mentre attrae studenti dal resto della Toscana e da fuori regione. La sua offerta formativa, infatti, è di ottimo livello, e consente all’83 per cento dei diplomati di trovare occupazione entro i successivi sei mesi.

La storia è vecchia ma sembra destinata a ripetersi. Nei giorni scorsi, infatti, l’istituto tecnico superiore Eat ha pubblicato un bando per selezionare 25 diplomati alle superiori, per partecipare al terzo ciclo biennale di studi “EnoFood 4.0”, che consente di diventare «tecnico per il marketing e l’export dei prodotti agroalimentari made in Italy».

Un profilo professionale piuttosto richiesto dalle aziende, perché in grado di gestire l’intero processo di commercializzazione dei prodotti agricoli e agro-alimentari, i rapporti commerciali e le attività connesse al lancio dei prodotti enogastronomici. Garantendo alle aziende supporto nell’individuazione di soluzioni innovative nel campo di internazionalizzazione, sostenibilità (ambientale e sociale), identità territoriale, tracciabilità e valorizzazione dei sottoprodotti. «I nostri diplomati Its in questo corso, ormai al terzo ciclo – spiega Paola Parmeggiani, direttrice della Fondazione Its Eat, che ha sede a Grosseto ma opera in tutta la regione – vengono assunti da imprese agricole strutturate o da aziende della trasformazione nei comparti agro-alimentare e agroindustriale. Ma anche presso studi professionali per consulenze su collaudi e analisi tecniche, per lavorare negli ambiti dei processi di commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari. Dei rapporti commerciali e delle attività connesse al marketing e al lancio dei prodotti enogastronomici, con particolare riferimento al processo di internazionalizzazione dell’impresa».

A oggi sono già 23 ragazzi e ragazze che hanno confermato la loro adesione al corso “Enofood 4.0”, articolato su un biennio di studi per complessive 2.000 ore di formazione. Suddivise in 1.200 ore di studio in aula e 800 ore di stage formativo in azienda. Con la possibilità anche di svolgerlo all’estero. «Il bando scadrà il prossimo 27 ottobre. Anche se siamo fiduciosi nel fatto che arriveranno senza problemi particolari nuove adesioni. Quello che ci colpisce analizzando le domande che vengono presentate – aggiunge Parmeggiani – è il fatto che sono davvero molto poche quelle che arrivano da studenti provenienti dalle scuole superiori di questo territorio, a fronte di molte domande dal resto della Toscana e da altre regioni italiane. Su Grosseto e provincia stiamo cercando di farci conoscere meglio, anche coinvolgendo le famiglie in campagne di comunicazione. Però credo che questo sia un problema attinente a quello più generale della scelta del ciclo di studi non coerente con i bisogni professionali espressi dalle aziende. In particolare, agroalimentare e agro industriale vengono percepiti come ambiti lavorativi troppo legati a stereotipi che non esistono più. E non si comprende che si tratta di comparti nei quali sono state introdotte massicce dosi di innovazione organizzativa e tecnologica. Che sono in grado di offrire posti di lavoro qualificati che danno ottime soddisfazioni a chi sceglie questo tipo di carriera lavorativa».

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