Il Tirreno

Grosseto

corte di cassazione 

Investimento mortale sulla pista ciclabile Condanna confermata

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grosseto. La quarta sezione penale della Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Giuseppe Basso, imputato di omicidio colposo per l’investimento in cui aveva perso la vita Pietro Magagnini, 46 anni, commercialista, il 9 agosto 2013, all’incrocio tra via della Repubblica e via Arcidosso, che pedalava lungo la pista ciclabile.

Rimane dunque confermata la sentenza della Corte di appello di Firenze del maggio 2020, che lo aveva condannato a un anno e sei mesi (pena sospesa) e la risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede. Basso, 35 anni, conducente del carroattrezzi che stava percorrendo via della Repubblica, assistito dall’avvocato Luca Montemaggi, era stato condannato a due anni in primo grado.

La vedova di Pietro Magagnini, Stefania Toninelli, si era costituita parte civile già dal primo grado con l’assistenza difensiva dell’avvocato Alessandro Antichi; ha contribuito alla esatta ricostruzione della dinamica del sinistro anche mediante l’ausilio della consulenza di parte redatta dall’ingegner Lorenzo Loreto. L’imputato, ricorda la parte civile, si era infatti difeso asserendo che il sinistro sarebbe stato ascrivibile alle condizioni del manto stradale che avrebbero inciso sulla possibilità di un corretto arresto del carroattrezzi e comunque alla violazione da parte del ciclista dell’obbligo di dare la precedenza immettendosi nella circolazione dalla pista ciclabile. «La sentenza della Suprema Corte – chiarisce Antichi – mette definitivamente in chiaro che la dinamica del sinistro nel quale ha trovato la morte Magagnini è stata correttamente ricostruita nelle sentenze di merito, sulla base delle risultanze delle prove assunte in dibattimento: Magagnini è stato investito quando si trovava ancora sulla pista ciclabile, dal veicolo condotto dal Basso che, viaggiando a velocità sostenuta, ha omesso di dare la prescritta precedenza al ciclista e non è stato in grado di arrestarsi in tempo per evitare la collisione». La compagnia assicuratrice del mezzo, Generali Italia spa, nelle more del giudizio ha integralmente risarcito il danno.

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