Il presidio
Comitati all’attacco dicono no al deposito di scorie nucleari
A Viterbo convegno con Maremma Viva per ribadire la contrarietà allo stoccaggio a Montalto, vicino Capalbio
VITERBO. Anche dalla Maremma si sono mossi comitati per dire no all’individuazione di un deposito di scorie nucleari a Montalto nel corso di un convegno che si è tenuto a Viterbo.
L’incontro dal titolo “Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia. Una scelta impossibile” si è tenuto a Palazzo Gentili in via Saffi, sede della Provincia di Viterbo; lo scopo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica. L’organizzazione è stata curata dalla Provincia di Viterbo insieme a Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, Comitato Montalto Futura, Comitato Maremma Viva, Comitato Verde Tuscia, Associazione Italiana Cultura e Sport– sezione di Viterbo e Italia Nostra (sezione Tarquinia), Sovrano Ordine di Malta, la Pro loco di Gallese e il Biodistretto della via America e delle Forre. I comitati si sono riuniti in un coordinamento e hanno ritenuto necessario creare, con la Provincia di Viterbo, un momento di approfondimento e spiegare tecnicamente i motivi dell’opposizione alla Cnapi contestando i criteri di scelta delle aree avvenuta secondo le previsioni della Guida Tecnica 29 e questo prima del confronto ufficiale con Sogin che si terrà per la Regione Lazio il 9 novembre. Secondo gli organizzatori dell’evento, sono diversi i motivi per i quali i territori individuati dalla Sogin nell’area della Tuscia non sarebbero idonei per ospitare il deposito nazionale. Le 22 aree insistono su di un territorio omogeneo di carattere rurale con una forte vocazione agricola (tra le più sviluppate in Italia), con la presenza di aree naturali protette e aree archeologiche, da sempre un attrattore di turismo per questa zona. I siti dovrebbero cadere a poca distanza da luoghi come il lago di Burano, l’Oasi di Vulci e la riserva Naturale di Montauto, individuati tra l’altro anche come siti natura 2000, la massima tutela naturalistica riconosciuta dall’Unione Europea. Non lontano, insomma, da Capalbio.
Una sede istituzionale, la sala consiliare della Provincia di Viterbo, ha visto la presenza di tanti partecipanti tra amministratori, associazioni ed enti: la Tuscia si è unita – spiegano i promotori – per dimostrare che il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi è una scelta impossibile. «Co-invitata di pietra la Sogin, a cui sarà giunto un forte messaggio dal territorio, che sarà ribadito dal seminario nazionale del 9 novembre, dedicato alle controdeduzioni ufficiali, l’unica tappa in cui è possibile opporsi come privati e associazioni».
Si sono avvicendati nel dibattito esponenti provinciali e regionali. «L’incontro, a cui purtroppo è mancata la presenza del sottosegretario al Ministero alle politiche agricole, senatore Francesco Battistoni, nonostante la precedente conferma, ha dimostrato che sono necessarie misure serie e concrete, altrimenti comincerà una vera battaglia che potrebbe portare alla richiesta di ridisegnare interamente la Cnapi (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) anziché commentarla». Tante le voci di allarme, coordinate dal professor Angelo Di Giorgio (Comitato Montalto Futura). Una ferma opposizione confermata dall’avvocato Francesco Rosi (Comitato Maremma Viva), che facendo un excursus giuridico ha descritto «tutte le falle che hanno portato all’unificazione dei rifiuti di bassa, media, e alta intensità, portando le ultime due, inizialmente destinate a un deposito geologico, a essere stoccate in uno di superficie con tutti i rischi del caso, senza sapere nulla del destino dei sistemi di protezione e di possibili deterioramento».Tra gli amministratori collegati, anche Vittorio Sgarbi (sindaco di Sutri).
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