Cinquant’anni d’arte e la storia continua Giuggioli racconta la sua grande passione
A Follonica c’è un pittore che con le sue tele e i suoi pennelli ha fatto conoscere il mare del Golfo dagli Stati Uniti alla Cina
il personaggio
maurizio ceccarelli
Cinquant’anni di sogni e di bellezza, di colori e di poesia, cinquant’anni con l’arte di Giuliano Giuggioli. Era il 1971 quando lui, “sangue etrusco” di Vetulonia decise che la pittura sarebbe stata la sua compagna di vita. Oggi, che ha da poco compiuto 70 anni, guarda il suo percorso.
Maestro, mezzo secolo di pittura è un bel viaggio.
«Che spero possa continuare. È stato un viaggio meraviglioso. Dipingere per me è stata un’esigenza: a quattro anni facevo gli autoritratti con la matita. Una storia ricca di soddisfazioni».
Prima di dedicarsi a tempo pieno alla pittura, però, ha fatto altro: è così?
«Dopo le scuole dell’obbligo ho lavorato alle acciaierie di Piombino ma dopo pochi mesi ho capito che non faceva per me e mi sono licenziato. Nel 1969 sono andato a Milano a fare il disegnatore, mi chiamavano “il toscanino”, ma dopo un breve periodo decisi di tornare a casa. Mi sono spostato a Siena dove ho vissuto un’esperienza fondamentale per la mia crescita professionale. Poi ho deciso che la pittura sarebbe stato il mio lavoro; non avevo uno studio, dipingevo in casa».
I primi tempi non devono essere stati facili….
«È stata dura. Erano i primi Anni ’70, soldi in giro non ce ne erano. E nella mentalità della gente di piccole realtà come Follonica l’acquisto di un quadro non era “concepito”».
Quando cominciarono a migliorare le cose?
«Nel 1980 mi si presentò la possibilità di prendere un locale in affitto per la stagione estiva nella centralissima via Roma accanto allo storico Bar Sport. Sarebbe stata quella la prima galleria dove vendere i miei quadri: andò bene, i miei lavori cominciarono a piacere, fu la svolta».
Si definisce autodidatta, e lo rivendica con orgoglio.
«Il fatto di essere arrivato fin qui con le mie forze e capacità e con la voglia di migliorare sempre mi fa sentire orgoglioso. Al tempo stesso considero l’essere autodidatta un limite colossale. Ci sono delle tecniche che si raggiungono solo attraverso lo studio e la conoscenza».
Lei è un pittore surrealista figurativo. E ha realizzato pochissime sculture, perché?
«Perché a me piace raccontare le storie e questo posso farlo solo attraverso i quadri, con le sculture sarebbe complicato».
Ci spieghi cosa intende.
«Nel quadro il pittore fa uno sforzo intellettuale superiore rispetto alla scultura in quanto ha a disposizione solo due dimensioni: base e altezza. Su questa superficie il pittore figurativo surrealista deve creare l’illusione di una terza fase ovvero la profondità. Un vero impegno per l’artista. Nella scultura invece le tre dimensioni sono a disposizione dello scultore perché ha in mano un materiale (creta, marmo, pietra) già con un volume. A quel punto basta saperci mettere mano ed elaborarle».
Non le piacerebbe fare una scultura da lasciare a questa città? Se le venisse chiesto, cosa risponderebbe?
«Mi farebbe piacere, ma visto che non è successo in tutto questo tempo dubito che possa succedere adesso».
Le sue opere sono in Italia ma anche negli Stati Uniti, Svizzera e Cina: quale Paese le ha dato le maggiori soddisfazioni?
«Impossibile fare una graduatoria: per la Svizzera ho molta simpatia perché è stata la prima ad aprirmi le porte da artista giovane e sconosciuto quale ero. Negli gli Stati Uniti ho conosciuto artisti e galleristi importanti con i quali poi ho avuto rapporti di lavoro, mentre in Cina ci sono arrivato dopo, ma ho trovato una civiltà stupefacente».
Lei ha collaborato per molti anni con il Carnevale.
«Sì, e lo considero un privilegio».
Qual è il suo rapporto con la città?
«Ottimo, è un posto che amo e dal quale non mi staccherei mai».
Cosa le piacerebbe regalare a Follonica?
«Ho portato il mare di questa città in giro per il mondo attraverso le mie opere. È questo è il mio regalo per Follonica».
E di questi 50 anni cosa rimane?
«Rimane quello che sono riuscito a comunicare con la mia fantasia. Rimangono i miei quadri alle pareti dei collezionisti, l’amore per questa meravigliosa passione che continua a darmi la gioia di dipingere».
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