Imprenditore naufrago indagato per il furto del tesoro di Sovana
L’uomo scomparso e trovato su un gommone a Montecristo nei guai per ricettazione: le monete erano sparite nel 2019
GROSSETO. Altre nubi fosche si addensano sulla testa di Davide Pecorelli, l’imprenditore umbro-toscano ed ex arbitro di calcio ad Arezzo che, dato per morto in Albania da gennaio, nelle scorse settimane è stato intercettato a bordo di un gommone che aveva preso in affitto all’isola del Giglio, naufrago vicino all’isola di Montecristo.
Al titolare dell’albergo gigliese si era presentato sotto falso nome, come Giuseppe Mundo, riferendo di essere un geologo. Ma non c’è solo la denuncia per sostituzione di persona. La Procura di Grosseto avrebbe notificato al 45enne anche l’avvio di un’indagine per ricettazione delle monete d’oro risalenti al V secolo d. c. che erano state rubate nel 2019 dal museo di San Mamiliano a Sovana. Un mistero mai risolto, quello di Sovana, e di cui improvvisamente si torna a parlare adesso, proprio con il “giallo” di Davide Pecorelli.
Il caso delle monete risale a due anni fa. Era il 2019, in un giorno imprecisato tra domenica 3 e le prime ore di sabato 9 novembre, quando i ladri (da allora mai intercettati) si impadronirrono delle monete d’oro esposte nel museo di San Mamiliano a Sovana. Erano in tutto 83; i malviventi ne portarono via 65.
Si salvarono 18 esemplari, fortunosamente restati dentro i loro contenitori perché i ladri non erano riusciti a estrarli. Avevano forzato con attrezzi adeguati le cerniere delle teche di vetro antisfondamento dove erano custodite le monete, sollevarono solo parzialmente i cristalli e introdussero le mani dentro per prenderle. Negli stipi sopravvissero così 18 monete rimaste incastrate nelle cerniere e che ignoti non erano riusciti a intercettare. La struttura museale di San Mamiliano sorge nell’ex chiesa omonima di proprietà della Curia. Era il 2004 l’anno in cui, durante alcuni lavori sotto il pavimento, furono scoperte le preziose monete d’oro. Tra le varie leggende legate alle antiche monete c’è quella di San Mamiliano, che andò a seppellire il suo forziere a Montecristo, l’isola del tesoro che entra nella letteratura mondiale con l’opera di Dumas “Il conte di Montecristo”. A Pecorelli intercettato a Monecristo – tramite i carabinieri della stazione di San Giustino a Perugia, dove l’imprenditore risiede – la Procura di Grosseto ha notificato l’avvio delle indagini per ricettazione delle monete. Nella camera d’albergo da lui occupata all’isola del Giglio, tra gli oggetti confiscati e ora all’attenzione degli inquirenti, ci sarebbero stati una ventina di elenchi su carta fotografica con dettaglio di antiche monete, tre mappe dell’isola di Montecristo, un libro della Divina Commedia e una chiave con targhetta dov’era scritto “garage Porto Santo Stefano” insieme ad altri oggetti non di valore. Pecorelli avrebbe detto alla Procura dove si trova il tesoro e fornito agli inquirenti tutti gli elementi utili per rintracciarlo; «all’isola di Montecristo ho rinvenuto due casse contenenti le monete d’oro– avrebbe detto – ma non ne sono mai entrato in possesso». Un giallo che gli inquirenti stanno cercando di dipanare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google