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Cittadinanza onoraria a Zaki come un segno di vicinanza
La proposta di un lettore al sindaco di Roccastrada, Limatola «Possiamo provare a fare qualcosa di buono nel nostro piccolo»
lettera aperta
Carissimo sindaco Limatola, ho apprezzato molte volte le riflessioni da lei fatte in occasione di eventi come la ricorrenza del 25 Aprile a Ponte del Ricci di Montemassi in memoria di quattro ragazzi uccisi dai tedeschi nel 1944; il 4 maggio nel ricordo della tragedia di Ribolla nella quale persero la vita 43 minatori; nelle commemorazioni dei fatti del 24 luglio 1921 quando a Roccastrada vennero trucidati dai fascisti dieci inermi cittadini. Stessa condivisone quando ha reso omaggio alla vicenda di Gigliola Finzi, nostra tenera concittadina, barbaramente trucidata all’età di tre mesi alla stazione ferroviaria di Auschwitz.
Nel suo argomentare ho sempre sentito risaltare i concetti di lotta, dignità, giustizia, libertà… e forse qualcuno, sicuramente, ne dimentico. Di per sé queste parole, ognuna nel suo significato etimologico più profondo, sono dense di valori che affondano le radici nella nostra comune storia e dunque nella nostra comune cultura. Naturalmente dovremmo qualche volta anche essere capaci di riflettere quanto quei valori sono ancora oggi vitali e presenti nel nostro quotidiano agire, quanto nel tempo ne abbiamo usurato ed in gran parte perso il senso originario. Comunque do atto che mai, nelle circostanze indicate, ha limitato il tuo sguardo alle sole vicende del passato, ma sempre ha cercato di trarne un significato indicativo che fosse, allo stesso tempo, seme concreto di “nuova vita” e fonte di luce non soltanto nel nostro presente quanto e soprattutto lungo il cammino delle future generazioni.
Oggi c’è una vicenda internazionale che mette alla prova ogni nostro dire sulla lotta, la dignità, la giustizia, la libertà… Intendo parlarti di Patrick Zaki, lo studente Egiziano, che si trova da 600 giorni in detenzione preventiva in una prigione del Cairo. Rischia di essere condannato a cinque anni di carcere per diffusione di notizie false. Secondo quanto riferito dal suo avvocato, Zaki è stato picchiato, torturato, sottoposto a elettroshock e a minacce di ulteriori violenze. Dinamiche che ricordano da vicino l’omicidio di Giulio Regeni, lo studente Italiano dell’Università di Cambridge, rapito e ucciso in Egitto cinque anni fa.
Patrick Zaki è cittadino del mondo, ma anche studente dell’università di Bologna. A me non sembra che il nostro Paese si sia fatto carico fino in fondo della vicenda.
Qualcosa di “buono”, seppure piccolo (anche il mare delle libertà e dei diritti è fatto di piccole gocce), possiamo provare a farlo. Chiedo pubblicamente che il Consiglio comunale di Roccastrada conceda a Zaki la cittadinanza onoraria così come due anni fa, simbolicamente, fu fatto per la senatrice Liliana Segre vittima mediatica, in quel momento, d’ignobili insulti e vergognose minacce. Se altri sindaci di tutta la provincia procederanno in questa direzione, non andremo, purtroppo, a risolvere tutti gli aspetti giudiziari relativi al processo di Patrik Zaki, ma sicuramente gli faremo sentire più vicina la voce dei nostri cuori.
Renato Pisani
Roccatederighi
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