«Il quartiere di Barbanella e il piano Ina-Casa modello di pianificazione»
grosseto. Le mattonelle colorate sono ancora lì, a Barbanella come in altri quartieri delle città d’Italia, a testimonianza che quelle case, quello spazio cittadino, deve la sua nascita al Piano Fanfani, o Piano Ina-casa, che dal 1949 al 1963 edificò in tutto lo Stivale la cosiddetta “città pubblica”. Da quel progetto prende le mosse la proposta del Movimento 5 stelle per quella che immagina la Grosseto di domani.
«La città post-Covid deve puntare a un modello virtuoso e sostenibile di sviluppo basato sul rafforzamento delle relazioni. Il quartiere di INA di Barbanella rappresenta in pieno questa idea di ripartenza», spiega il Movimento 5 stelle.
E lo fa attraverso le parole di Francesca Amore, consigliera comunale e ricandidata, per la quale architettura e urbanistica sono pane quotidiano, essendo architetta.
«Ripartiamo da questa zona, dalla sua valorizzazione, e usiamo il quartiere come esempio propulsivo, virtuoso e strategico per le scelte di pianificazione future – propone Amore –. Ascoltiamo i cittadini, i vecchi abitanti che, oramai anziani, hanno visto nascere e crescere questo luogo. Le piccole attività di quartiere, la “funzione” della domenica, il ritrovo al bar De Paris o Bar Rocco per fare due chiacchiere, il mercato sotto l’eco, il famoso e partecipato carnevale. Parliamo ed evochiamo finalmente la memoria dei luoghi».
Il quadro che Amore e il M5s fanno di Grosseto non fa sconti. La città, dicono, «si trova oramai incastrata in un disegno urbano di “moderno” sviluppo legato ancora a modelli e visioni, prevalentemente speculativi, che ne hanno segnato irreversibilmente l’organizzazione e la crescita. Diventa oggi necessario adeguare e mitigare tutte le criticità ereditate ed oltretutto rafforzate durante questi cinque anni di amministrazione comunale. Il quartiere Ina-Casa di Barbanella deve diventare il riferimento di valore strategico a cui la città deve tendere».
Ripercorrendo la situazione dell’Italia degli anni ’40 il M5s trova similitudini e parallelismi con oggi. «La nazione – dice Amore – all’epoca versava in grave crisi sistemica che necessitava una ricostruzione post bellica veloce: disoccupazione dilagante, economia in difficoltà, povertà e necessità urgente di edilizia pubblica e popolare. In Parlamento venne presentato così un nuovo progetto molto ambizioso, un disegno di legge finalizzato a incrementare l’occupazione e favorire la costruzione di case per lavoratori». Nasce il Piano Fanfani o Piano Ina-Casa, che contribuì alla realizzazione della “città pubblica”, nella quale i quartieri pubblici diventano parte fondamentale e sostanziale nella composizione dello spazio urbano.
«Barbanella (come altri centinaia di siti in Italia) nasce proprio con questi presupposti alle spalle: il valore della dimensione di quartiere, l’integrazione tra le diverse funzioni e l’attenzione alla vita di comunità. Tutti temi assolutamente attuali. Bassa densità e diradamento, queste le linee guida da seguire. Spazi verdi, visuali aperte e sole garantito per tutti. Alta qualità urbana, idea di sviluppo policentrico, unità di vicinato, sguardi, attenzione prioritaria alla progettazione di piazze e vie (ovvero alla superficie urbana di relazione) per generare quel senso di valore a tutto il comparto edificato. Come 70 anni fa, fortunatamente, l’urbanistica attuale ritorna a servizio delle relazioni. Non più uno strumento per fare edilizia».
Al collaudo, mattonelle policrome, realizzate da famosi artisti dell’epoca, venivano cementate sulle facciate o vicino agli ingressi e identificavano la presenza di un “luogo felice”. A Barbanella ce ne soo diverse. «Oggi – dice Amore – diventano patrimonio artistico diffuso ed elemento simbolico della rinascita economica e sociale della penisola».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
