Meteo
«Serve una grande forza d’animo dopo aver denunciato gli ex»
Centri antiviolenza: percorso lungo e difficile, ma non è sempre necessario cambiare città
Pierluigi Sposato
grosseto. Barbara (nome di fantasia), 26 anni, ha presentato varie denunce per stalking nei confronti del suo ex fidanzato. Perché lui non ne vuol sapere della fine della relazione e continua a molestare lei e la sua famiglia: a nulla sono serviti l’ammonimento iniziale e l’avviso di fine indagini, che risale ad aprile. Gli episodi continuano ancora oggi, a nove mesi di distanza dal primo episodio, nonostante anche gli interventi delle forze dell’ordine.
Barbara viene assistita da gennaio dal centro Olympia de Gouges. «Un incontro a settimana, un’ora alla volta, credo di averne fatti già una ventina. Uno stress? No, no: è un supporto vero. Le operatrici mi aiutano a elaborare certe cose, che altrimenti sarebbero un trauma. Anche perché gli episodi continuano».
«Noi tutti siamo devastati psicologicamente – aggiunge il padre – Ma che cosa possiamo fare? L’ammonimento non è servito, le denunce non sono servite, gli interventi delle forze dell’ordine non lo spaventano. E sono passati nove mesi…». Sta pensando di cambiare casa? «Ci stiamo pensando. Sarebbe da cambiare addirittura città. Ma non è facile». Anche perché, ma questo il padre non lo dice apertamente, trasferirsi avrebbe il sapore amaro della sconfitta
Presidente, è vero che tante donne maltrattate o che lamentano di aver subito violenze anche più gravi si stancano e non vorrebbero più andare avanti?
«Può capitare. Ma noi siamo qui apposta per incoraggiarle. Purtroppo si tratta di situazioni che non si risolvono in breve tempo».
A rispondere è Sabrina Gaglianone, presidente dell’associazione Olympia de Gouges, i centri di assistenza antiviolenza in provincia. La presidente non conosce direttamente il caso di Barbara ma nella sua esperienza ha visto tanti casi similari.
«Lo so, lo sappiamo tutte noi. Sporgere denunce assorbe tutte le energie di una donna, è un grosso investimento che viene fatto su di sé. Ed è un procedimento che richiede molto tempo, che non offre subito la soluzione definitiva. Specie quando ci sono di mezzo provvedimenti legali. Sì, capita di trovare donne che non si sentono tutelate sufficientemente. A tutte diciamo che devono avere pazienza, si tratta di percorsi non facili».
Talvolta c’è da superare anche l’apparente rovesciamento dei ruoli, come se chi denuncia fosse il primo a dover essere messo sotto esame. «Anche per questo motivo – aggiunge Gaglianone – diciamo a chi si rivolge ai nostri sportelli che occorre una grande forza d’animo e occorre averla anche a lungo. Ci vogliono le spalle grosse, purtroppo non sono questioni che si risolvono in pochi minuti. Noi, comunque, siamo sempre vicini a queste donne per aiutarle nel faticoso ripristino di una normalità. Non è facile denunciare la persona con la quale si è condiviso un percorso sentimentale, magari culminato con il matrimonio».
Barbara ha parlato di incontri settimanali che le stanno permettendo di superare molti ostacoli, che le hanno portato benefici. «Ed è un percorso che va continuato – spiega la presidente – perché interrompere gli incontri può peggiorare la situazione». E aggiunge che, per il caso di Barbara, l’avere una rete familiare che la sostiene è un vantaggio su cui tante donne che si rivolgono ai centri antiviolenza non possono contare.
E l’esito? «Tante donne riescono a riottenere la loro libertà, anche non allontanandosi dalla città – risponde Gaglianone – Ci sono, è vero, casi che possono essere risolti solamente andando via dalla località in cui i fatti sono avvenuti, solamente tagliando tutti i ponti. Anzi, non tutti: perché la nostra associazione può contare su una rete nazionale di assistenza, in tantissime città d’Italia. Nessuna donna rimane davvero sola».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ALTRO SERVIZIO A PAG.5
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
