Il Tirreno

Grosseto

L'INTERVISTA

Il prefetto saluta la Maremma: «Una terra fantastica, tornerò da visitatore»

Emilio Guariglia
Il prefetto di Grosseto Fabio Marsilio nel giorno del suo insediamento: era il 7 gennaio 2020
◗
Il prefetto di Grosseto Fabio Marsilio nel giorno del suo insediamento: era il 7 gennaio 2020

Fabio Marsilio da lunedì 9 agosto sarà in servizio a Roma come direttore centrale delle risorse umane dei vigili del fuoco. Alla "prima" scrivania del palazzo del governo in piazza fratelli Rosselli siederà la prefetta Paola Berardino

6 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Il cambio della guardia è rapidissimo: il 29 luglio l’annuncio della ministra Lamorgese e già lunedì 9 agosto alla "prima" scrivania del palazzo del governo in piazza fratelli Rosselli siederà la prefetta Paola Berardino. La ex vice di Firenze raccoglie l’eredità di Fabio Marsilio, che a sua volta lunedì 9 agosto sarà in servizio a Roma, nel suo nuovo e importante incarico: direttore centrale delle risorse umane dei vigili del fuoco. Un’eredità leggera in termini di tempo, perché il prefetto uscente la Maremma l’ha governata per poco più di un anno e mezzo, un passaggio probabilmente da record di velocità. Ma pesantissima nei contenuti, perché Marsilio, insediatosi a Grosseto il 7 gennaio 2020, si è trovato ad affrontare e gestire lo tsunami Covid sul territorio. E proprio quando grazie ai vaccini si intravvede uno spiraglio di ritorno alla normalità, l’addio. Anzi, l’arrivederci. Perché - come molti dei suoi predecessori e anzi con un velo di sincera emozione in più - Fabio Marsilio assicura che in questa terra ci tornerà, con la famiglia e da "viaggiatore". Per poterla finalmente esplorare nella sua bellezza vera, quella - parole sue - costruita anche dal «sorriso pieno» che ritroveranno le persone dopo l’incubo pandemia.

Dottor Marsilio, un cambio rapido. Se l’aspettava?

«Nella nostra carriera l’inaspettato non esiste. Il nostro compito è a termine, quel che dobbiamo fare dobbiamo farlo al meglio per poi meglio utilizzare l’esperienza in un altro incarico. Non posso che essere più che riconoscente e grato per allo Stato per l’incarico di rilievo che ho appena ricevuto: per me un ulteriore momento di crescita professionale. Il Corpo dei vigili del fuoco ci ha abituati a operare in emergenze estreme, con professionalità riconosciute a livello internazionale; ma allo stesso tempo è direttamente a contatto con le difficoltà più minute delle comunità. La possibilità di dare un contributo a questa preziosa risorsa è un motivo di grande soddisfazione».

E però, almeno un altro po’, a Grosseto ci sarebbe rimasto volentieri...

«Non le nascondo che forse anche per un’alchimia, un feeling particolare, io con la Maremma sento di avere avuto e di mantenere un rapporto intimo forte. Sarà la mia origine abruzzese, sicuramente è stata l’emergenza sanitaria, che mi ha portato da subito a occuparmi di questioni essenziali, a entrare dentro i problemi ora per ora. Dal punto di vista emotivo non nascondo un’emozione, per le parole che sento, per i legami creati. Con le istituzioni e con tante persone comuni. Spesso persone che erano in difficoltà e per le quali abbiamo cercato di essere non solo un momento di ascolto, ma anche un aiuto a risolvere problemi seri, acuiti dalla pandemia».

La sua voce tradisce commozione. Sbaglio?

«È esattamente così. Il mio è un sentimento doppio: grande soddisfazione per il nuovo incarico, emozione per ciò che lascio. Qui ci sono le condizioni per lavorare benissimo. Con i sindaci, per esempio, abbiamo davvero condiviso la ricerca di soluzioni di equilibrio rispetto a quello che le singole comunità vivevano nei mesi più difficili. Lo stesso con associazioni di categoria, rappresentanti dei lavoratori, del sociale, del mondo culturale... Questo anche grazie all’equilibrio, alla dedizione delle forze di polizia, chiamate in questo anno e mezzo a tenere insieme rispetto delle regole e ragionevolezza, a capire le persone che avevano di fronte, come si muovevano perché si muovevano. Con il questore abbiamo trovato una sintonia assoluta, seguendo l’evoluzione dei contagi, i problemi, le normative... Un lavoro in progress affinato momento dopo momento. Le nostre scelte andavano a incidere sulla cose più normali: spostarsi, ritrovarsi, la convivialità. Un compito mai sperimentato prima, che ha chiesto a ciascuno di noi, me per primo, di fare qualcosa di diverso. Questa è stata la vera sfida, e lo è ancora».

Lo dichiarò subito nel giorno dell’insediamento: per lei è centrale la scuola. In questi mesi la scuola ha sofferto tanto e tanto lei ha cercato un rapporto con gli studenti. Com’è andata?

«Dopo la notizia del mio trasferimento, mi ha contattato uno studente, uno dei tanti che ho incrociato e conosciuto in questo lungo anno e mezzo. Me l’ha detta meglio di come la posso dire io: "Ho trovato nella prefettura la possibilità di ascolto e confronto e la capacità di farsi carico delle esigenze degli studenti". Non solo sul fronte della didattica a distanza e dei trasporti, ma anche e soprattutto in ciò che vivevano in termini di disagio complessivo. Al di là della pandemia, è sempre necessario far sentire le scuole al centro dell’attenzione delle istituzioni e al tempo stesso creare canali di comunicazione vera con ragazze e ragazzi. Non possiamo accettare passivamente che i ragazzi vivano una sorta di vita parallela a quella degli adulti, fatta di cose alle quali noi adulti restiamo estranei senza coglierne potenzialità e fragilità. Trovare il modo per stabilire un rapporto vero, dunque, non solo assecondando o fingendo di non vedere. Ecco, con gli studenti ho potuto fare tesoro di considerazioni che mi hanno permesso di capire in anticipo l’evoluzione delle conseguenze della pandemia sul territorio. Spesso il ruolo del prefetto è associato all’ordine pubblico, ma nel dna del nostro lavoro l’obiettivo è la coesione sociale. E questo è ciò su cui ci siamo confrontati con ragazze e ragazzi. Diceva Claudio Magris che il rispetto delle regole è meno affascinante dell’amore e del colore del mare, che è un valore freddo, ma di quei valori freddi di cui si sostanzia la democrazia, che poi ti permette di vivere i valori caldi. Qui in Maremma ho capito che ragionare in questi termini aveva un effetto con i ragazzi, ho avuto tanti riscontri».

E i momenti più difficili?

«La difficoltà di dovere, da prefetto, vedere strade vuote, piazze senza nessuno... Una sconfitta per chi crede che sicurezza e coesione sociale si fanno con la presenza fisica, con l’occupazione gioiosa dei luoghi del nostro vivere. I meravigliosi luoghi di Maremma che dovevano essere attraversati nel silenzio e nel vuoto: paradossale. Ricordo un viaggio istituzionale verso Follonica, a Pasqua 2020: un paesaggio lunare, nulla se non le auto della polizia. Doveva essere così, eppure era un paradosso».

Allora dovrà tornare, per vedere quel che si è perso...

«Non appena potrò, non vedo l’ora di ripercorrere questa terra con mia moglie e mia figlia, finalmente guardando le persone nel loro sorriso pieno. Tornerò da esploratore. Ho fatto viaggi in mete lontane, alla scoperta delle diversità. Ora l’obiettivo è ripercorrere la Maremma nelle sue tante cose da scoprire. In molti, in queste ore, mi esprimono il loro rammarico perché, dicono, ho potuto vivere solo la Maremma dei problemi. Voglio prendermi un po’ di leggerezza in più. Guardare questo incanto che attrae persone di tutto il mondo e sempre più giovani. E magari qualche bel tramonto dalla spiaggia».

Che messaggio lascia per il "dopo di lei?"

«Che questa è una terra dove ci sono le condizioni per lavorare non bene, benissimo. Una terra davvero aperta ai venti e ai forestieri. L’augurio è che resti tale. In questi tempi difficili io qui mi sono sentito a casa mia».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani