Il presidio
Disastri climatici da consumo di suolo: vogliamo svegliarci?
La riflessione di un lettore sulla cementificazione del territorio e le sue conseguenze, e sulla necessità di recuperare il patrimonio esistente
l’intervento
Renato Pisani*
«L’acqua va al mare, i sassi alle macie, i pidocchi ai poveri e i soldi a chi l’ha».
È sempre stato così e dunque a quando la prossima alluvione in Maremma? Fa male al cuore pensarlo, ma pensarlo in tempo può far bene alla Maremma. Anche Noè ai tempi del diluvio fu informato dei cambiamenti climatici e si costruì l’arca.
Quale la nostra arca? Penso che se avessimo più cura del territorio a monte (e di quello a valle) forse anche noi staremmo costruendo la nostra piccola arca. Non è necessario possedere il curriculum dei grandi esperti e tanto meno quello dei nostri amministratori politici per rendersi conto di come stanno cambiando i territori dove, volenti o nolenti, siamo costretti a vivere.
Nelle campagne in collina, ad esempio, per rincorrere illusori quanto temporanei modelli di sviluppo si cementifica con un crescendo volumetrico impressionante. Verrebbe da gridare: «Evviva il cemento fresco!».
Facciamoci rendicontare dai nostri sindaci (ammesso che siano in grado di farlo) quanto territorio ci siamo “mangiati” negli ultimi anni. Non dico da 50 anni a questa parte ma solamente nell’ultimo ventennio. Dati alla mano e un pezzo del prossimo disastro è annunciato.
Non solo si costruisce tanto, ma lo si fa anche male. Sentieri che diventano strade, pavimentazioni in ogni dove, “piscine olimpiche”, siepi che si fanno muri, campi incolti ed oliveti tirati a lucido da potenti “trincioni” che livellano e desertificano dove passano.
I tanti solchi che un tempo proteggevano le colture oggi sono solo un lontano ricordo, così molti rivoli ed alcuni fossi che quando non vengono completamente spianati rimangono intubati dentro il più pratico corrugato di polietilene.
E non c’è soltanto il privato a fare i così detti “affari suoi”, ma anche le amministrazioni pubbliche che non fanno (o non possano più fare) gli affari nostri. Nei paesi collinari le fogne sono perennemente intasate al pari delle fossette e delle chiaviche lungo tutte le strade provinciali.
Chi controlla questo marasma di situazioni? Gli uffici tecnici? Il Genio civile? I cosiddetti consorzi di bonifica? Su via, non prendiamoci in giro.
Facciamoci dire (ammesso che lo sappiano) da quello che rimane del Corpo forestale come vengono tagliati i boschi e come vengono lasciati dopo il taglio. Montagne di tronchi e di ramaglia abbandonati al suolo e nei letti dei torrenti, transiti di smacchio improvvisati che scendono dai fianchi delle colline come autostrade dell’acqua quando piove.
A monte è saltata ogni regimazione delle acque e a valle la continua espansione degli agglomerati urbani rassomiglia sempre più a una vasca da bagno con gli scarichi tappati.
Poi ci sono i cosiddetti cambiamenti climatici. Ma «l’acqua va al mare e i pidocchi ai poveri...». È sempre stato così.
Ma c’è oggi un solo amministratore pubblico che abbia il coraggio di presentare al centro del suo programma elettorale un drastico stop al consumo del territorio? Esiste nella nostra Maremma una sola amministrazione che in alternativa alla cementificazione del territorio persegua, concretamente, il pieno recupero dell’immenso patrimonio abitativo oggi abbandonato?
Molti potranno dire che le vie dell’inferno sono da sempre lastricate di buone intenzioni, ma onestamente non vedo altre strade e la conta dei morti e dei danni, ogni qualvolta accade, mi sembra un passaggio non soltanto doloroso ma, a sua volta, un piagnisteo colpevolmente trito e ritrito.
Ci rimane la consolazione dell’essere i numeri uno al mondo nella pratica della solidarietà e di ogni altra forma possibile di volontariato civile quasi che in questo straordinario paese la marea di tasse che ci sommerge fosse pagata solo dal Padreterno.
Basterà l’umana solidarietà a salvarci dall’umana stoltezza?
Aspettando imbelli la prossima alluvione nostrana ricordiamoci che «L’acqua va al mare … e i pidocchi ai poveri…». —
*Roccatederighi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google