Il Tirreno

Grosseto

Impossibile entrare... alle Entrate Paura per il micio nello scantinato

francesca ferri
Impossibile entrare... alle Entrate Paura per il micio nello scantinato

Da mercoledì un gattino è rinchiuso in un seminterrato. L’Enpa: «Un maltrattamento gratuito» 

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la storia

francesca ferri

Dallo scantinato di un ufficio pubblico arriva il miagolio cristallino di un micio. Passa un giorno, passano due giorni. Il micio continua a miagolare e gli abitanti, ma anche alcuni dipendenti dell’ufficio, cominciano a preoccuparsi. Che sia intrappolato in quei locali seminterrati? Che abbia bisogno di aiuto? Che non riesca a uscire? Basterebbe aprire la porta e dare un’occhiata. Ma la porta non si riesce ad aprire. Perché nessuno ha le chiavi. Almeno non nell’immediato. E così il micetto deve appellarsi alle proverbiali sette vite che alla sua specie sono attribuite.

La battuta ci sia concessa. Ieri, a distanza di cinque giorni dalla prima segnalazione, il miagolio continuava ad arrivare, segno che il gattino è vivo.

Questa storia, infatti, si sta consumando in questi giorni. L’ufficio è l’Agenzia delle entrate, e lo scantinato è un locale sul retro del palazzo, che dà su via Tolmino, al civico 15. Sul marciapiede, a livello della strada, si affacciano tre fessure da cui il locale seminterrato dell’Agenzia prende aria.

Qui mercoledì gli abitanti della zona hanno sentito dei miagolii. Un micino rinchiuso là dentro, arrivato chissà come visto che dalla fessura sul marciapiede al pavimento c’è un paio di metri. Anche una gattara dell’Enpa ha notato la felina presenza. E giovedì ha contattato l’Agenzia chiedendo di poter accedere ai locali per sincerarsi che il gattino stesse bene e, nel caso, liberarlo.

«Purtroppo, nonostante la gattara si sia rivolta ripetutamente alla direzione, la segnalazione non è stata presa in seria considerazione», dice con un diavolo per capello la presidente dell’Enpa, la battagliera Marlena Giacolini. La persona che ha le chiavi per entrare non sarebbe rientrata se non oggi. Se davvero il gattino fosse caduto nello scantinato e non avesse avuto cibo o acqua, si sarebbero potuti aspettare cinque giorni? No di certo.

E così, come in altre occasioni, Giacolini non si è data per vita. Prima ha chiamato la Muncipale, che sabato è andata a vedere, senza però poter far nulla. Poi, dopo un numero imprecisato di telefonate, ha rintracciato le guardie private che sorvegliano la struttura. Un nuovo un buco nell’acqua. «Sono venute domenica, ma le chiavi erano difettose e non si è potuto aprire la porta», dice Giacolini. Intanto sono proseguite le telefonate con l’Agenzia delle Entrate, per capire come poter “entrare” in questo benedetto scantinato. Niente.

Di buono c’è che il micio anche ieri si è fatto sentire. Forse, ipotizzano le gattare, è stato partorito lì dentro e la mamma va e viene per rifocillarlo. Ma se succede qualcosa alla mamma e lei non può tornare? Anche gli abitanti si sono preoccupati. Qualcuno ha anche registrato il miagolio disperato.

Resta, su tutto, una domanda: «Se fosse scoppiato un incendio o se un tubo dell’acqua si fosse rotto, non si sarebbe trovato il modo di entrare?», chiede Giacolini. «Perché la vita di un gatto non è altrettanto importante? Gli animali si possono anche non amare, ma rispettare sì. E cinque giorni di miagolii ininterrotti, di clausura in cantina, non sono un maltrattamento gratuito?». —

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