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Pari opportunità e caso Ciaramella Commissarie deluse «Noi, non ascoltate»

Enrico Pizzi
Pari opportunità e caso Ciaramella Commissarie deluse «Noi, non ascoltate»

Vivarelli Colonna respinge la richiesta di toglierle la delega Incontro “blindato” con la sola presidente e niente domande

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Enrico Pizzi

grosseto. «Avevamo chiesto di essere ascoltate in consiglio provinciale, hanno convocato solo la nostra presidente in un consiglio a porte chiuse». Laura Cutini, una delle sei commissarie della commissione provinciale Pari opportunità che il 18 febbraio avevano firmato un documento in cui prendevano posizione contro alcuni comportamenti di Olga Ciaramella, consigliera provinciale delegata dal sindaco per le pari opportunità, riassume così la delusione delle donne che hanno redatto quel documento.

Il consiglio era convocato per mercoledì mattina. La presidente della commissione, Cinzia Gravina, è andata all’audizione, ha letto un documento e se n’è andata. «L’incontro – aggiunge Gravina – non risulta soddisfacente rispetto a quello che avevamo chiesto, non avrei potuto parlare, nemmeno i consiglieri provinciali potevano porre direttamente domande a Ciaramella. Mi è stato chiesto se la commissione funzionava; ho risposto che il clima di mancanza di serenità ha minato il lavoro, avremmo potuto fare tre volte di più».

Per la cronaca, Ciaramella non avrebbe parlato durante la seduta, non tutte le domande poste dai consiglieri sarebbero state considerate ammissibili dal presidente della Provincia, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, e, di fatto, pare che Ciramella da tempo si astenga dal partecipare ai lavori della commissione Pari opportunità e abbia promosso una struttura “parallela”, una rete “La Maremma a fianco delle donne” con cui portare avanti attività e iniziative a prescindere dalla commissione. Al presidente Vivarelli Colonna, a quanto pare, va bene così.

Il problema posto dalla presidente Gravina e dalle altre cinque commissarie – Laura Cutini, Giovanna Casolaro, Lucia Morucci, Silvia Muratori e Maria Falchi – è abbastanza semplice. Chiedono di sapere se Ciaramella abbia svolto le proprie funzioni nel rispetto della delega che le ha conferito il presidente della Provincia o se ci sia stato un comportamento «difforme ed eccedente i poteri conferiti».

Dall’esplosione del caso, a febbraio, è seguito solo un grande silenzio, se si eccettuano vari epiteti con cui – raccontano le sei donne – sarebbero state apostrofate: da «Misere donne» a «oche» tanto per citarne alcuni. Il tutto per avere denunciato «un eccesso improprio di ruolo da parte di Ciaramella, un esercizio difforme ed eccessivo» rispetto alla delega che Vivarelli Colonna le ha affidato.

La delega – va ricordato – non fa di Olga Ciaramella un’assessora, non le conferisce compiti o poteri particolari nella commissione provinciale Pari opportunità. E invece nel documento si parlava di ingerenze e di una commissione limitata nella propria autonomia e costretta a segnare il passo. Il presidente Vivarelli Colonna alcuni mesi fa le ha anche incontrate e ascoltate a lungo. «Eravamo uscite dall’incontro – dicono – anche soddisfatte». Speravano in qualche decisione che andasse incontro alle loro richieste, ma non è successo nulla.

Le commissarie che hanno sollevato la questione avrebbero voluto semplicemente che il presidente della provincia ritirasse a Olga Ciaramella la delega alle pari opportunità. «Sarebbe stato un gesto apprezzabile» spiega la presidente Gravina. Tengono a precisare, poi, che la vicenda non è questione «partitica», dal momento che le sei donne hanno storie e appartenenze politiche diverse, né può essere liquidata come una mera questione personale o, peggio, come una lite. Eppure è una vicenda sulla quale sembrano evidenti l’imbarazzo della Provincia e la voglia far calare il silenzio più assoluto. —

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