Il presidio
«Lo volevo vedere di persona perché avevo paura di lui»
gavorrano. «Ma come fa a dire che aveva paura di lui se per giorni lo ha contattato per vederlo? Se gli ha anche scritto che sarebbe andata al mare con lui? ». È la sostituta procuratrice Anna Pensabene a incalzare Sonia Santi, durante l’esame dell’imputato ieri mattina nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto. Di contraddizioni, ieri mattina, la pm ne ha evidenziate diverse. La trentaseienne di Suvereto, dall’interrogatorio di garanzia, ha infatti cambiato completamente versione. Dopo l’arresto aveva detto che Meozzi si era impossessato della pistola la sera precedente, quando era andato a trovarla a Suvereto. «No, non è andata così – ha spiegato – La pistola io l’avevo nella borsa ma avevo detto a Mirko di non averla portata, quella sera». L’uomo quindi, avrebbe scoperto da solo che nella borsa c’era l’arma. «Mentre mi sono voltata per chiamare i due ragazzi che erano al di là della rete al Filare – dice ancora – lui deve averla afferrata. Poi si è piegato, come se stesse prendendo qualcosa nello zaino che era davanti a sé». Un paio di guanti di pile, ha spiegato, indossati prima di impugnare la pistola.
Dopo gli spari, Meozzi avrebbe chiesto alla donna di caricare l’arma perché non sparava. «Me l’ha lanciata», aveva detto durante l’interrogatorio. «La roteava in aria mentre si avvicinava all’auto», ha specificato ieri.
Una volta allontanati dal luogo dell’omicidio, la donna non avrebbe toccato la sua arma fino a casa. «Mi sono accorta che era stata rimessa nella borsa solo quando sono arrivata a casa – dice – Ero impaurita per quello che era successo, non avevo mai visto Mirko così». Meozzi è sempre stato gentile con la donna. Lo ha detto anche lei. «Però quella sera era diverso – spiega – e che fosse violento e avesse avuto altre liti con spacciatori nordafricani me lo hanno raccontato in carcere due donne che erano con me e che lo conoscono bene».
Però, ha fatto presente la pm Pensabene, la notte dopo l’omicidio la donna ha chiamato Meozzi: «Sei un uomo con le palle», gli ha detto. «Avevo paura di lui e ho cercato di mantenere un rapporto amichevole – dice – perché temevo che potesse farmi qualcosa. Anche nei giorni successivi ho continuato a cercarlo per lo stesso motivo». In alcuni messaggi, però, la donna chiedeva soldi a Meozzi. «Cercavo tutte le scuse per poterlo incontrare – dice ancora in aula – e convincerlo ad autodenunciarsi». Sonia e Mirko si erano messi d’accordo, quella sera, per cercare di portare via della droga agli spacciatori. «Ma non uccidendone uno», ha detto la donna che però, quando è stata portata in procura, parlando con sua sorella, si è presa parte dei meriti di quanto successo. Dopo aver letto su Internet che «era stato trovato il killer» ha detto: «No, metà killer. Chi è che gli ha fornito la materia prima?», riferendosi probabilmente alla pistola. «Una battuta fuori luogo», ha detto lei ieri mattina. – F. G.
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