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IL CASO 

Niente siero fuori regione A rischio il richiamo per una ragazza di 17 anni

F.F.
Niente siero fuori regione A rischio il richiamo per una ragazza di 17 anni

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castiglione della pescaia. «Fatto. Già fatto?». Fare un’iniezione è un attimo. O, almeno, lo era negli anni Ottanta, a sentire una vecchia pubblicità di una nota marca di siringhe. Oggi invece che di iniezioni – di vaccino – se ne devono fare a milioni, in via eccezionale, a causa del Covid, la cosa sembra meno facile.

Succede infatti che nell’Italia – unita da 160 anni – risulti complicatissimo, praticamente impossibile fare la prima dose in una regione e il richiamo in un’altra. A niente servono i computer, i tracciamenti, i marchingegni informatici, esemplari nel sapere tutto di noi, ma incapaci di contare “chi-si vaccina-dove”. Impossibilitati, insomma, a consentire a una persona di ricevere la prima dose di vaccino in una regione e il richiamo in un’altra.

L’ultima a farne le spese è una ragazza di 17 anni, la cui vicenda viene raccontata dalla mamma.

«Mia figlia diciassettenne residente a Milano con il padre, a giugno ha effettuato la prima somministrazione nel suo comune di residenza – spiega la donna – poi è venuta a passare l’estate da me a Castiglione della Pescaia dove lavoro e risiedo, come da accordi del tribunale in seguito al divorzio dei genitori».

Il 26 luglio dovrebbe risalire a Milano dal padre per effettuare il richiamo, ma purtroppo l’uomo è stato ricoverato in ospedale a seguito di un infarto e quindi non potrà accompagnarla e non ci sono altri parenti in grado di farlo. Né può farlo la mamma, che lavora con un impiego stagionale e rischia di perdere il posto se si assenta.

«Ho telefonato a tutti i numeri disponibili per capire come poter procedere per farle fare il richiamo qui in Toscana – dice la signora – e mi è stato detto che non è prevista alcuna somministrazione a chi non è residente, nemmeno in caso di urgenza». Nemmeno per una ragazza di 17 anni che da sola non può presentarsi alla vaccinazione.

«Quello che mi chiedo è: possibile che altre regioni come Piemonte o Liguria ad esempio si siano organizzate per i turisti, ma anche per altre categorie, purché il soggiorno sia lungo, e la Toscana nulla? Mia figlia e qui con me dal 10 giugno e ci rimarrà fino a inizio scuola, settembre. Nel mio caso non si tratta di turismo, ma di problemi familiari dimostrabili con tutta la documentazione possibile».

La signora si è prima rivolta al call center della Regione Toscana. «Ma – dice – mi hanno detto che non sanno cosa fare perché non hanno direttive dall’alto per casi come il mio di figli di genitori divorziati residenti in regioni diverse».

Poi ha deciso di scrivere direttamente al presidente della Regione, Eugenio Giani, e all’assessore alla salute, Simone Bezzini. E ieri la segreteria di quest’ultimo le ha risposto. «Hanno preso i dati di mia figlia e mi hanno detto che avrebbero allertato l’Asl e che questa mi avrebbe contattata», dice la signora.

Insomma, forse questo caso specifico si avvia a soluzione. Ma resta il problema in generale.

«Capisco le difficoltà relative alla seconda somministrazione in piena estate – dice la signora – ma ritengo che nel mio caso non si tratti di turismo ma di una situazione ben diversa. Il generale Figliuolo aveva detto di prestare attenzione ai casi particolari, ecco questo mi sembra uno di quelli».

Dalla Regione confermano al Tirreno che al momento la Regione non ha dato alle Asl un indirizzo per far fare fuori regione i richiami o per fare in Toscana richiami per persone residenti altrove, per questioni di «programmazione interregionale». —F.F.

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