Italia
«Ha ucciso la suocera con i farmaci» Adriana Gomes condannata a 24 anni
La nuora riconosciuta colpevole per la morte di Simonetta Gaggioli, ritrovata cadavere in un sacco a pelo. Ma niente ergastolo
Stefano Taglione
piombino. Ventiquattro anni di reclusione per omicidio volontario, occultamento di cadavere e truffa. È questa la pena che la corte d’assise di Livorno – nella sentenza pronunciata nella tarda mattinata di ieri – ha deciso per Adriana Gomes, 33 anni, la nuora di Simonetta Gaggioli, la settantaseienne ex segretaria del presidente della Regione Toscana ritrovata morta in un sacco a pelo fra Venturina e Follonica il 3 agosto del 2019. La nuora l’avrebbe uccisa avvelenandola con un sovradosaggio di farmaci, in particolare il “Duotens”, medicinale che l’anziana usava per la pressione, sciogliendolo nella tisana – si parla di 17 compresse – la notte del 26 luglio del 2019, qualche giorno prima il ritrovamento del corpo. Dopodiché avrebbe tenuto il cadavere nascosto nella camera dei figli, in una appartamento di Riotorto, per due giorni prima di caricarlo da sola in auto e abbandonarlo, dopo un guasto alla macchina, nel fosso dove è stato ritrovato per caso sei giorni dopo. Un anno di reclusione e 500 euro di multa, invece, per il figlio della vittima: il quarantanovenne Filippo Andreani, che era accusato solamente di uso indebito della carta di credito, dopo che la sua posizione per il delitto di Riotorto era stata archiviata dagli stessi magistrati.
LA SENTENZA
Il presidente della corte di assise di Livorno Gianmarco Marinai – con lui la collega Tiziana Pasquali e sei giudici popolari – non hanno accolto la richiesta della pubblico ministero Ezia Mancusi, che per la trentatreenne aveva chiesto l’ergastolo. «La Gaggioli la sera del 26 luglio – aveva spiegato in aula la sostituto procuratore – si era messa d’accordo con un’amica per andare al mare il giorno successivo e il lunedì con il nipote doveva presentarsi dal commercialista per rottamare le cartelle esattoriali. Inoltre, se le avesse assunte da sola le scatole dei farmaci sarebbero state ritrovate, invece in casa nulla è stato rinvenuto». Poi si era concentrata sul cadavere: «La Gaggioli era sempre elegante, si bardava di gioielli (molti dei quali mai più ritrovati ndr) come hanno raccontato i parenti. Quando è stata trovata aveva lo smalto rosso a mani e piedi. Era in camicia da notte, con solo le mutande, senza reggiseno e senza dentiera. Possibile che si volesse suicidare così?». Al termine della requisitoria, inoltre, la pm aveva concluso spiegando che «Adriana stava architettando qualcosa. E la discussione del 26 luglio verteva proprio su questo. La prova? Una conversazione registrata dai carabinieri 10 agosto. In cui l’imputata dice: “Lei voleva inguaiarmi, non c’è riuscita”». Per quanto riguarda Filippo Andreani, invece, la corte ha accolto le richieste dell’accusa: un anno di reclusione e 500 euro di multa per uso indebito della carta di credito.
la difesa
Soddisfatta solo in parte la difesa, che puntava all’assoluzione per il reato di omicidio volontario. «È una pena pesante – commenta l’avvocato di Gomes, Francesco Nardini – ma se guardiamo soltanto l’omicidio la pena, a fronte della richiesta dell’ergastolo, è stata di 21 anni. Con gli altri reati poi si arriva a 24. La corte evidentemente non ha ritenuto così grave l’impianto accusatorio e gli elementi di dubbio c’erano. La corte poteva fare due tipi di valutazione: un’assoluzione con formula dubitativa o – come effettivamente ha fatto – applicando il minimo della pena, senza prevedere l’ergastolo. Non voglio parlare di successo perché non lo è, ma non è una vittoria completa della procura. Se farò appello? Aspettiamo questi 90 giorni per leggere le motivazioni, poi probabilmente sì, faremo appello». L’avvocato, nell’arringa difensiva, aveva sostenuto la tesi della tragica fatalità. «La morte della Gaggioli e l’occultamento del cadavere – aveva spiegato – sono due eventi distinti. Sul secondo l’imputata ha più volte ammesso di avere trovato la suocera morta e poi di essersi disfatta del cadavere. Le indagini sono andate a scegliere elementi che servono all’ipotesi iniziale. La procura li ha selezionati e orientati per costruire tutto ciò che serve per accusare la Gomes. Si tratta di panna montata. Una ricostruzione suggestiva. Romanzesca». Per questo, puntando all’assoluzione, è molto probabile che l’avvocato farà ricorso in appello. —
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