Il Tirreno

Grosseto

il processo 

Perseguitati e costretti a cambiare casa Il vicino in tribunale

Francesca Gori

Stalking e danneggiamento: patteggia 2 anni e 4 mesi Fuoco all’auto utilizzata dalla coppia che abitava a fianco

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Francesca Gori

grosseto. «Io vi ammazzo, ammazzo voi e il vostro gatto se torna di qua». E ancora: «Se mi denunci te ne pentirai». Era questo il tenore delle frasi pronunciate da un uomo di 42 anni che mercoledì ha patteggiato una pena a due anni e 4 mesi di reclusione per stalking e danneggiamento seguito da incendio. Perché l’11 ottobre del 2020 aveva dato fuoco all’auto che veniva utilizzata dai vicini, che però era di proprietà del fratello del suo confinante.

Era proprio quel confine, quella rete che separava le due abitazioni a scatenare la rabbia di Stefano Riccucci nei confronti della coppia alla quale il padre del quarantaduenne aveva venduto una casa. «Noi siamo stati costretti ad andare via - hanno raccontato le parti offese - e non sappiamo nemmeno se e quando potremmo tornare a a casa nostra». L’uomo infatti, difeso dall’avvocato Luigi Sartini, è oggi in carcere a Grosseto, dopo che a marzo era evaso dagli arresti domiciliari sempre per molestare i vicini. Fino alla decisione del padre dell’uomo di vendere quella casa che confina con la sua, Riccucci aveva avuto un buon rapporto con la coppia. Poi, qualcosa si era rotto ed erano cominciate le persecuzioni, denunciate dai coniugi a più riprese. Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna aveva così chiesto il rinvio a giudizio e due giorni fa c’è stata la sentenza di patteggiamento, emessa dal giudice Marco Mezzaluna. La coppia e il fratello dell’uomo al quale Riccucci ha distrutto l’auto appiccando l’incendio, sono stati assistiti dalle avvocate Patrizia Pagano e Daniela D’Apice.

Dopo aver tentato di colpire la vicina tirandole contro una sedia, urlandole «se non rimuovete la rete di confine non vi faccio più vivere, incomincio con il rovinarvi le macchine», aveva minacciato più volte. Minacce alle quali si aggiungevano anche quelle di morte: «Ti ammazzo, ti do fuoco, a te e alla tua famiglia». Minaccia, quella di danneggiare l’auto dei vicini, diventata reale l’11 ottobre dell’anno scorso, quando i coniugi furono costretti a chiamare i vigili del fuoco per domare le fiamme.

Un mese dopo il quarantaduenne era tornato alla carica con le minacce di morte, dopo aver sradicato un paletto di recinzione, danneggiando loro un ferro per tendere i panni.

Spesso e volentieri, quando li incontrava, faceva loro il gesto del dito medio, e - dal momento che la coppia si era dovuta trasferire altrove - aveva anche continuato con le minacce: «Ti ammazzo, tanto scopro dove abiti» e ancora: «Vai via, ti ammazzo, ti spacco la testa». Era diventato un inferno, per la coppia, anche soltanto andare davanti alla loro vecchia abitazione per ritirare la posta. Una volta ha aspettato che il vicino uscisse di casa e dopo avergli sputato addosso, aveva di nuovo cominciato a «Fai versi, fai i versi. Continua a fare i versi e lo vedi che fine fai». Dopo l’ennesima denuncia presentata dalla coppia, Riccucci era stato messo ai domiciliari e i vicini, che si erano trasferiti in un’altra abitazione, avevano anche installato le telecamere di videosorveglianza, per paura che potesse danneggiare qualcosa. Il quarantaduenne non sarebbe potuto uscire ma qualche volta avrebbe violato gli obblighi si avvicinava alla videocamera facendo scattare l’allarme anti intrusione e, rivolto all’ormai ex vicino, diceva: «Ti è andata male eh... anche stavolta. Hai visto a fare il furbo?». Parole che erano seguite da insulti, gli ennesimi e che sono state riprese dalle immagini della videosorveglianza. —

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